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giovedì
nov 20
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Idealismo Selvaggio  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da oskar   
domenica 09 dicembre 2007
Voti utenti
5.0
su 5
Emiliano Aimi
1 Recensioni utenti
Descrizione
Recensioni
Autore: Emiliano Aimi
Editore: Il Filo
A metà tra il diario di viaggio e il reportage. Uno spaccato di Venezuela, uno spaccato di America Latina. Voci, suoni, odori, colori, sapori, sogni e paure di un Paese alla ribalta della cronaca.

Un ragazzo italiano in viaggio nella terra dei suoi avi. Un viaggio tra sensazioni, esperienze e conversazioni. L'autore unisce i frammenti raccolti in una piccola agenda bianca per fornirci un quandro tanto personale quando sincero del Venezuela. Con la faccia tosta di chi vuole buttare giù il mondo.
"Idealismo Selvaggio" potrebbe essere considerato un reportage politico. Una denuncia del regime di Chavez (infatti è corredato dai rapporti annuali di Amnesty Intenational), un racconto di quello che la stampa non può o non vuole dirci.
Ma non solo. L'autore stesso ama definire "narrativa" il suo lavoro. Narrativa perché proprio racconta un viaggio. Non è un sermone ideologico, un noioso saggio politico. Si tratta semplicemente di un vaggio fatto con la testa e col cuore.
Raccoglie parole da tutte le persone che incontra, racconta le loro storie e ci esprime i loro pensieri. I personaggi prendono vita e arrivano direttamente a noi raccontandoci in prima persona, senza troppe intermediazioni, luci e ombre di uno dei fenomeni politico - mediatici più acclamati e contestati del giorno d'oggi.
Un documento prezioso propriò perché scritto nel 2005 e che pare, col senno di poi, una vera e propria premonizione.
Ma anche una lettura piacevole, leggera, divertente. 140 pagine che volano e ci fanno sognare e riflettere. Ideale per chi ama Sepulveda, Skarmeta, Soriano e Borges. L'America Latina è qui.



CITAZIONI

1.
"Scendi da un tapaíto, ovvero una barchetta a quattro motori dove hai viaggiato stipato in mezzo a cento e più persone a velocità pazzesca tra le onde del mare. Chi entrava con i galli da combattimento, chi con le bottiglie di rhum, chi con sacchetti pieni di empanadas, chi con sacchetti vuoti da riempirsi prima della fine della traversata con qualche rigurgito.
Scendi frastornato come se ti avessero sbattuto da una parte all’altra del mondo. Scendi nauseato dall’odore di alcool e sudore che avevano i due grossi personaggi di fianco a te. Non ci hai pensato a fare il viaggio da sbronzo: è stato un errore. A volte l’alcool aiuta, c’è poco da fare…
Scendi facendo un salto di almeno un metro tra la piccola imbarcazione che continua a ondeggiare e il pontile che si regge per miracolo visto lo stato del legno.
Scendi e guardi la barca. Non capisci come cazzo faccia a galleggiare. Non capisci per quale divino motivo ancora non sei morto.
La vecchia delle empanadas, un’andina bassa dalla carnagione scura e gli occhi stretti, passa attraverso gli ex passeggeri e vende a mille bolivares le sue creazioni. E tutti ne comprano una. Che stomaco…
Pensi al tuo di stomaco. Poi ti accorgi che è meglio non pensarci.
Quando riesci ad allineare i piedi per più di tre volte senza vedere il mondo che ondeggia decidi di cercare un mezzo per tornare in paese. Nel frattempo alla tua destra due ruspanti galli dal collo rasato stanno per attaccarsi mentre i padroni li allontanano. Chiaro, è inutile che si uccidano se non ci sono soldi in palio.

2.
Ricordo d’improvviso ciò che mi ha detto Tony: «Ma tu non hai paura dei chavisti?».
«No. Alla fine sono persone che vogliono cambiare il mondo. Soltanto non capiscono quanto la politica di Chávez sia ingiusta e sbagliata. Si fanno abbagliare dall’Idealismo Selvaggio del quale ti parlavo. Sai, prima o poi scriverò un libro su queste cose».
«Spero tu riesca a farlo presto».
«Mah… di tempo ne ho. Appena avrò la costanza di mettermi lì e buttare giù una scaletta partirò. E parlerò del Venezuela, di Chávez, dell’idealismo, della gente. Della mia idea d’anarchia. Spiegherò perché credo che l’anarchia sia l’unica forma giusta di Stato ma che vada controllata da un sistema democratico. Il quale impedirebbe la supremazia dei forti sui deboli e regolerebbe la divisione dei compiti (non dei poteri) nello stato anarchico. Quello sì sarebbe un mondo giusto. La democrazia non dovrebbe essere un sistema a sé stante ma un semplice strumento dello stato anarchico.
Ecco cosa scriverò nel mio libro. Tutte queste cose. Fatti e idee, investigazioni e domande… Te l’ho detto, la ragione dell’esistenza è investigare. Altrimenti cosa staremmo a fare in questo mondo?
Le ingiustizie vanno ricercate e denunciate. Da qualsiasi parte provengano. A costo anche di rinnegarsi e di diventare incoerenti.
Però allo stesso tempo dobbiamo accettare che esistano, dobbiamo capire che possiamo limitarle ma non cancellarle. Dobbiamo comprendere che il male serve per dare linfa al bene, la notte per far nascere il giorno. Mai cadere nell’idealismo assoluto. Un po’ di sano Taoismo dovremmo avercelo tutti. Accettare la realtà ma cercare di migliorarla. Ecco per cosa vivo».
Vivi Miguél. Vivi. «E come lo chiamerai il tuo libro?». Il TG è finito e il cane si è addormentato a pancia in su con la testa appoggiata alla mia gamba. Continuo ad accarezzargli il collo.
«Veramente»mi fa «pensavo di chiamarlo “Idealismo Selvaggio”. Però sarei onorato se utilizzassi tu questo titolo».
«No, non potrei. È un tuo concetto».
«Insisto».
Scuoto la testa: «Va bene. Accetto il regalo». Ed è un grande regalo. Un concetto, signori, è un grandissimo regalo."


3.
La notte a Caracas è un incomprensibile groviglio di luci e odori immerso nella quiete più assoluta della natura.
Mentre il cielo si calma velocemente e senza sussulti, la città ci mette parecchio a sciogliere la propria confusione e trasformarla in quiete.
Le prime ore serali sono piene di questo contrasto. Da una parte senti che il giorno volge alla tranquillità, che gli Dei del cielo sudamericano dormono, mentre dall’altra vedi le auto sfrecciare più velocemente, i clacson suonare, tutte le mille e mille luci accendersi come per resistere alla quiete della sera.
Se la sera a Parma è indolente (lo diceva Sciascia), a Caracas è assente. È un’entità astratta che fa da sfondo a un insieme di vite che si incontrano di sfuggita.
La notte a Caracas puzza di petrolio. Un po’ come il giorno. Però quest’odore dalle sette, sette e trenta in poi si affievolisce e si mischia con l’inconfondibile odore del cielo serale. L’odore di petrolio alla sera diventa anche piacevole. Però si sa, la notte a Caracas è pericolosa.
Tante persone che ho conosciuto la temono parecchio. Forse hanno anche ragione. Forse sono io stupido e preferisco affrontarla questa paura e non perdere quello che una notte di Caracas può offrire. Ascoltare musica nei locali jazz di Las Mercedes pieni di fumo e papponi, passeggiare per Sabana Grande dopo una bella partita a biliardo mentre qualcuno si prende a pugni, attraversare Chacaito accanto a quel popolo della notte che esce dai propri nascondigli solo per cercare cibo tra i sacchi della spazzatura. Andare con lo sguardo alto e fiero (è obbligatorio se non vuoi passare un brutto quarto d’ora) per le trasversali dell’Avenida Urdaneta cercando un’arepera e fingendo di non curarti degli sguardi storti dei frequentatori di bar. Si sa, la notte di Caracas sarà pure pericolosa ma a me piace. Mi piace perché… la notte di Caracas è… romantica.
Anzi, la notte di Caracas è tristemente romantica. Le luci dei ranchitos che circondano la città sembrano sfortunate costellazioni. E se, purtroppo o per fortuna, sei abbastanza vicino, puoi sentire anche qualche sparo. Qualche soffocato sparo, giusto per ricordarti che dietro a quelle piccole stelle c’è chi vive, c’è chi spera e c’è chi muore… E tu ti trovi in compagnia di qualche amico o nemico sempre e comunque immerso in queste costellazioni terrene. Qualsiasi cosa tu stia facendo sai che ci sono, basta alzare lo sguardo ed eccole lì.


4.
Dalla Gazzetta di Parma, 19 gennaio 2007:
"Un libro che, se da un lato si radica alla storia dell'America Latina durante il Novecento, dall'altra diventa testimonianza di una lunga serie di voci, luoghi, volti e occasioni. «Idealismo selvaggio» nasce dalla vocazione che Aimi nutre per il viaggio; ma il suo non è un viaggio di piacere o di svago, bensì una ragione d'incontri e di riflessioni. Non per nulla l'opera reca un sottotitolo che dice «Interviste e riflessioni sul Venezuela nell'epoca dello Chavismo»."

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domenica 09 dicembre 2007

Autore oskar   -  Guarda tutte le recensioni  - Top 50 Rececensori

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