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giovedì
ago 21
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Cercatori di umane storie  PDF Stampa E-mail
Recensioni Saggistica
Scritto da pazienteinglese   
sabato 20 ottobre 2007
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Descrizione
Quando nel 1959 Ernesto De Martino, etnologo già di chiara fama, e Diego Carpitella, tra i suoi allievi quello che poi ha continuato la sua opera, scesero nei luoghi del Salento più antichi e originari, l’estate calda e genuina di allora rese onore ai loro entusiasmi e offrì alla spedizione il materiale che cercavano.

Oggi quel materiale, le tradizioni musicali e coreutiche dell’area salentina, confluite nell’ampio patrimonio di registrazione effettuato dai due studiosi per il Centro Nazionale di Studi di Musica Popolare (istituzione che ha operato dal 1948 al 1972 all’interno dell’Accademia di Santa Cecilia) sono state riscoperte, sistemate e offerte a chiunque vorrà provare il piacere di leggerle ed ascoltarle.
Il volume che le contiene, insieme a studi critici e alla trascrizione dei testi delle canzoni nonché alle fotografie scattate da Carpitella, è
Musiche tradizionali del Salento. Le registrazioni di Diego Carpitella ed Ernesto De Martino (1959, 1960), a cura di Maurizio Agamennone.
È stato pubblicato dalla casa editrice Squilibri nella sua collana Archivi di Etnomusicologia dell
’Accademia di Santa Cecilia.
Le pizziche tarantate, con gli esecutori più rappresentativi dell
’epoca, Luigi mesciu Stifani, Za Tora Marzo, le ninne nanne, le canzoni che raccontano storie, le lamentazioni, i canti dei trainieri e di lavoro sono racchiuse nei due cd allegati al libro.
Sono un passo indietro nel tempo, fino a quella terra di Salento degli anni
‘50, e nei luoghi, a sud fino a Nardò, Muro Leccese, Galatina, Giuggianello, Matino, Sanarica, Taviano e Ruffano.
Il corredo di suoni e parole che poi De Martino utilizzò nell
’opera principale da lui dedicata al fenomeno del tarantismo, La terra del rimorso.
Sono quelle voci di donne, donne di sostanza e al contempo eteree. Voci graffianti, senza ombra di compiacenza. Profonde, arrivano dallo stomaco e dicono le viscere della vita. Passano sulla pelle come i granelli di sabbia che il mare lascia addosso.
Sono i gesti sfrenati e la voglia di credere in realtà immateriali, la tarantola salvifica che consente tutto ciò che la società costringe per rispetto delle convenzioni.
La riflessione sul fenomeno, oggi, a distanza di tanti anni dalle indagini di De Martino, ha correttamente individuato i contorni del tarantismo, sottraendolo ad un troppo spinto misticismo che l
’aveva reso mito sociale e quasi anche istanza politica.
Non di meno, però, è utile tornare a visitare i luoghi di un intreccio culturale indiscutibile ed unico, che trova sintesi e respiro nei suoi afflati sonori, specchio di una realtà oggi in gran parte dispersa.
Ci si torna curiosi come esploratori.
“Ma io entravo nelle case dei contadini pugliesi come un compagno, come un cercatore di uomini e di umane e dimenticate istorie, che al tempo stesso spia e controlla la sua propria umanità e che vuole rendersi partecipe, insieme agli uomini incontrati della fondazione di un mondo migliore”.
Così scriveva De Martino per tramandare la sua esperienza di instancabile ricercatore in riferimento ai viaggi e alle soste vissuti in Puglia.


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