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| Scritto da MarioDelia | |||||||||||
| lunedì 23 luglio 2007 | |||||||||||
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Descrizione
Ho trovato diverse biografie sul suo conto, tutte recanti informazioni, credo volutamente, discordanti, o vere e proprie fantabiografie: si definisce, nella scheda di presentazione della community del canale interattivo Qoob.tv, figlio illegittimo di Vivienne Westwood e Clint Eastwood. Più veritiero forse il fatto che abbia deciso di chiamarsi Andy Violet in onore di Andy Warhol e di Ultra Violet. Ho sentito il bisogno di conoscere con chi avevo a che fare leggendo questo libro a causa della disomogeneità delle poesie in esso contenute, in parte spiegabile col fatto che, a ben guardare, si tratta del prodotto di una delle ultime tendenze editoriali, ovvero la stampa dei blog book, libri che raccolgono materiale già edito e "testato" in rete attraverso la nuova forma di nanopublishing. Poesie eterogenee, dicevamo, sia per valore estetico che per tematiche, a volte così scisse da sembrare di mani diverse (e forse sta in questo il succo di un nome mezzo maschile e mezzo femminile come Andy Violet). Non riesco a comprendere se alcune alterazioni del ritmo (vedi ad esempio la poesia Bastien, di difficilissima lettura) siano frutto di scarsa perizia tecnica, o siano invece una sfida, una specie di mosaico enigmistico, un gioco del 16 applicato alla poesia. E' forse questo eccessivo intellettualismo di cui peccano alcune poesie (Hermann Froditus su tutte) il difetto più vistosto dell'autore, che non riesce tuttavia ad eclissare i momenti di più toccante lirismo: Al mio stupratore ci pone inorriditi davanti ad una violenza che assume i toni solenni di una esecuzione di Stato. A pescare nel torbido delle emozioni e delle macchinazioni umane, Andy Violet percorre tutta la colonna vertebrale, lasciando erompere dalle guide uno strano senso di metafisica anche nelle azioni più turpi: il custode dell'obitorio necrofilo in Nekrolog non riesce ad accendere in noi la ripugnanza, l'ermafrodito ci appare come il nodo plotiniano del mondo (nonostante il palese esercizio di stile del componimento), il masochismo strisciante assume il ruolo di liberazione dal sé. dalla coscienza in Amare è servire. Accanto a temi forti di palese natura sessuale, Andy Violet accosta con spiazzante garbo piccoli resoconti di viaggio, come Islanda, quasi idillica, o Tour de France, dove pare accennare ai recenti fatti di sangue delle periferie parigine. Ma è nella lirica amorosa che la musa dell'autore trova la sua forma migliore: la descrizione del volto di Corrado nell'omonima poesia, lo spossante viaggio raccontato in apertura, in un albergo in cui gli specchi "all'improvviso non sanno più parlare", conferiscono alla penna di Andy Violet il dono dell'immediatezza, di una scrittura sorgiva, dall'ispirazione compatta, senza bisogno di mediate ricostruzioni che altrove fanno la loro comparsa e smorzano il moto emozionale. Non è un libro perfetto: c'è un talento da affinare, incrostazioni quasi scolastiche, ma la sua lettura non può non lasciare nel lettore "la polvere bianca/di un graffio non andato a buon fine". Recensioni utenti
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lunedì 23 luglio 2007 Autore MarioDelia - Guarda tutte le recensioni - Top 50 Rececensori
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