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Da Singer a Jonathan Foer, la tragedia degli ebrei e la tragedia dell'uomo  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da gioujk   
lunedì 16 luglio 2007
Voti utenti
5.0
su 5
JONATHAN FOER
1 Recensioni utenti
Descrizione
Recensioni
Autore: JONATHAN FOER
Editore: Guanda

Credo che ci siano alcune valide ragioni per collocare “Ogni cosa è illuminata” di J.S. Foer nel solco tracciato da “La famiglia Moskat” di Isaac Singer.
Innanzitutto entrambe le opere letterarie rappresentano una realtà degli ebrei dell’Europa orientale fino al loro sterminio nell’Olocausto. L’opera di Singer è un vero, grande affresco, che attraverso la storia familiare dei Moskat descrive un mondo ed una storia quasi millenaria, quella degli ebrei in Polonia.
Anche il quadro offerto da Foer, più onirico e visionario, rappresenta la storia degli ebrei in Ucraina attraverso una storia familiare, quella dell’autore, pur trasfigurata dalla immaginazione e dalla potente creatività di chi la scrive.
Entrambi gli autori fanno poi dell’ironia un registro narrativo importante, come contraltare alle pagine più intensamente tragiche, presenti sia ne “La famiglia Moskat” che nel capolavoro di Foer.
Vorrei però partire da questo punto per evidenziare anche le significative differenze tra le due opere.
Infatti se in Singer la oscillazione tra ironia e dramma ha una certa ampiezza, questa è in “Ogni cosa è illuminata” molto maggiore, con punte di pagine quasi esilaranti ed altre, in particolare le ultime, realmente angoscianti. Ed anche la struttura narrativa è in quest’ultimo, a differenza dell’opera di Singer di impianto tradizionale, fortemente originale, a supportare una varietà di stati d’animo ed espressioni che trasmettono con voluta schizofrenia la follia della storia che viene raccontata. E che in Foer, anche qui diversamente da Singer che interrompe il romanzo alle porte dell’Olocausto, viene raccontata fino in fondo, con l’ultima parte del libro a rappresentare tramite espedienti narrativi di incredibile potere evocativo tutta la tragedia, anche con raccapriccianti dettagli. Foer non ha il “pudore” di Singer che ferma la sua voce e non riesce più a raccontare, invocando solo il Messia alla fine della sua storia, e pure con il piombo alla ali fa volare la sua ispirazione poetica fino nei meandri della tragedia.
Ma alla fine credo che ci sia un elemento fondamentale che unisce le due opere e probabilmente ancora di più i due autori e la loro visione della Storia: la vera tragedia della vita umana, passata “sulla punta di un ago”, è la impossibilità (in Foer) o l’incapacità (in Singer) di amare, e quindi di essere amati, tanto che le principali figure femminili dei due romanzi vedono progressivamente deperire nella miseria umana il grande amore della loro vita. Al fondo della comune visione profondamente pessimistica sull’uomo (entrambi i romanzi si chiudono con un’oscura invocazione della morte) c’è questa tragedia, che è ben più grande dell’Olocausto, e della quale questo sembra solo una quasi naturale conseguenza, che per Singer non occorre neanche raccontare; la tragedia nella vita dei protagonisti delle due opere sembra infatti già avvenuta, quella di ogni esistenza umana: la solitudine del cuore, lontano dall’amore che non ci appartiene, ma di cui sentiamo tutti una struggente nostalgia.

Recensioni utenti

Media voti da: 1 utente(i)

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3 di 3 persone hanno trovato questa recensione utile

lunedì 16 luglio 2007

Autore gioujk   -  Guarda tutte le recensioni  - Top 10 Rececensori

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