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Musiche tradizionali del Molise  Caldo PDF Stampa E-mail
Recensioni Saggistica
Scritto da pazienteinglese   
lunedì 25 giugno 2007
Voti utenti
5.0
su 5
Maurizio Agamennone e Vincenzo Lombardi
1 Recensioni utenti
Descrizione
Recensioni
Autore: Maurizio Agamennone e Vincenzo Lombardi
Editore: Squilibri
Lontano dal Molise, ma non perciò senza sua memoria…. Prendiamo in prestito una frase perfetta di Alberto Mario Cirese. L’ha usata per raccontare l’opera di suo padre Eugenio, la sua ricerca, il tornare, anche vivendo altrove, alle radici della sua vita, indagandole senza stancarsi, con la passione piena di nostalgia di chi ne è distante.
È una frase contenuta nel libro “Musiche tradizionali del Molise - Le registrazioni di Diego Carpitella e Alberto Mario Cirese (1954), a cura di Maurizio Agamennone e Vincenzo Lombardi, per le edizioni Squilibri.

Il libro di Lombardi e Agamennone fa parte della collana Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, che ha l’intento nella mente dell’editore e dell’Accademia di rendere accessibile al pubblico un patrimonio inestimabile di documenti musicali e sonori che costituiscono l’elemento fondante della tradizione popolare italiana.
In particolare, l’opera ripropone nella sua interezza, con un cd allegato contenente i documenti musicali e un’appendice fotografica di notevole spessore, lo studio che Carpitella e Cirese compirono nel 1954, incaricati dal Centro Nazionale Studi di Musica Popolare, tra le comunità molisane e tra quelle arbёrechё presenti sul territorio regionale.
Il primo maggio di quell’anno Cirese e Carpitella, giovani ricercatori, agli albori di quella che sarà una brillante carriera che porterà il primo ad affermarsi tra i più autorevoli antropologi e Carpitella tra i più apprezzati etnomusicologi, intraprendono un viaggio che per Cirese ha un gusto più saporito.
Giungono a Fossalto, paese di origine della sua famiglia, poi emigrata nel Lazio, il giorno in cui si celebra la Pagliara Maje Maje, rito di primavera e rinascita, rito del maggio, inserito in un filone di tradizioni che ha un orizzonte vasto almeno quanto l’Europa. Vivono la cerimonia con la partecipazione dovuta. Un uomo indossa un cono fatto di rami, erbe, fiori, sormontato da una croce realizzata pure con i fiori, e gira le vie del paese accompagnato da un suonatore di zampogna ed un cantore che intona le strofe della canzone del “Maggio”. Donne, uomini, bambini, partecipano aspettando la Pagliara con contenitori pieni d’acqua. Appena arriva, rovesciano addosso alla Pagliara e all’uomo che essa “contiene” i catini, i secchi, al grido di “Grascia, maie!”, abbondanza, maggio! Analoga manifestazione si tiene ad Acquaviva., paese che ospita una delle tre comunità serbo – croate sul territorio italiano, molisano per la precisione. Le altre due sono San Felice del Molise e Montemitro. Questo elemento rende chiara la derivazione balcanica di molti elementi tradizionali molisani. Durante questo giro di questua registrano il canto, la partecipazione,scattano fotografie. Del libro fanno parte i documenti sonori e quelli fotografici. Come pure il bottino della spedizione compiuta da Cirese e Carpitella a Ururi e nei paesi di cultura e lingua arbërechë. In particolare a Ururi nei giorni della corsa dei carri e a Portocannone. Registrano i canti per i matrimoni, i canti epici, come quello di “Costantino il piccolo” che per diffusione tra le comunità arbërechë presenti in Italia può essere considerato una sorta di “inno”, le lamentazioni funebri, di cui le donne di Ururi erano maestre. Piccola nota di colore: per la registrazione delle lamentazioni Carpitella si prestò a fare la parte del defunto, il rito non poteva partire senza almeno la parvenza della scena da rappresentare.
Viene fuori dal volume quella costruzione sempre in itinere che è la cultura molisana, una contaminazione continua tra la cultura romanza e quella balcanica, ma non solo. Il canto dei carrieri che la sera del 29 aprile coinvolge le strade di San Martino in Pensilis nell’attesa elettrica della corsa dei carri dell’indomani, ha le sonorità, i ritmi, i contenuti e le modalità dei canti di lavoro del Salento, i canti dei trainieri, e di quelli dei carrettieri siciliani. E qui l’influenza che viene in mente di primo acchito è quella grecanica.
Emerge lo sforzo riuscito di conservare un pezzo centrale della storia sociale del Molise. Emerge anche il tentativo di costruzione o ricostruzione, a seconda di come la si pensi, di un’identità regionale, di una molisanità non stereotipata, ma autenticamente vera. Il libro dona il piacere di un viaggio di scoperta, fatto in compagnia di chi la cultura la conosce bene e per questo riesce a divulgarla con immediatezza ed efficacia.

Recensioni utenti

Media voti da: 1 utente(i)

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lunedì 25 giugno 2007

Autore pazienteinglese   -  Guarda tutte le recensioni  - Top 10 Rececensori

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