| La Mennulara di Simonetta Agnello Hornby |
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| Recensioni Narrativa | |
| Scritto da pazienteinglese | |
| venerdì 11 maggio 2007 | |
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Descrizione
La narrazione, come la mandorla, nasce piccola e bianca, racchiusa in un guscio verde, asprigno che tinge le mani e le impiastriccia. A metà del libro è pronta per essere tirata giù dall’albero dai bacchiatori e raccolta dalle mennulare, donne e bambine. Donne bambine. Poi profuma nelle case, nei magazzini, scrocchia sotto i denti, riempie la bocca del gusto asciutto, pieno e saporoso che ha. In certe pagine è pasta di mandorle, suadente e succosa. La mennulara è una donna, Mennu’, Maria Rosalia Inzerillo, chiamata mennulara per ‘ngiuria. È dura e spigolosa come la Sicilia che vive. Roccacolomba è Sicilia senza mare, senza la sua presenza che mitiga e addolcisce. Il sale c’è, del mare. Corruga le fronti e tempra le facce. La mennulara è l’idea che te ne fai. È figura sfuggente, che sparisce dietro l’angolo cieco di una strada pietrosa. È bella? È brutta? È magra? È formosa? Le uniche certezze sono i suoi occhi nerissimi e il viso sfrontato, sin da piccola. È bella o brutta nelle diverse parole, nei ricordi differenti di chi ne parla. I personaggi del libro, tanti, la amano o la odiano e a seconda dei sentimenti la descrivono e la rammentano, nei giorni strani e senza senso che seguono la sua morte, un pomeriggio dei primi anni ’60. È criata di casa Alfallipe, non solo, è accorta amministratrice dei beni di famiglia, una serva che volle diventare padrona. Ancora, è intelligente, misteriosamente intelligente per essere una persona di servizio. È l’emblema della Sicilia che era e che sarà, è la società isolana che evolve uguale sempre a stessa. La Mennulara è la prima prova narrativa di Simonetta Agnello Hornby, pubblicata da Feltrinelli nel 2002. Per lo stesso editore ha scritto poi La Zia Marchesa nel 2004 e Boccamurata nel 2007. Il cuore del libro. "Cenarono tutti assieme, nella sala da pranzo grande. Massimo aveva mangiato poche volte a casa dei suoceri, per evitare incontri con la Mennulara. I lugubri e massicci sparecchiatavola addossati alle preti parevano gigantesche e minacciose creature tutte orecchie, i servizi di piatti e bicchieri disposti nelle vetrine tintinnavano appena vi si passava vicino, la fioca luce delle lampadine a basso voltaggio creava un’atmosfera fatiscente piena di ombre sbavate. Entrava nelle narici la puzza rancida delle stanze disabitate, come se la casa avesse un’anima offesa e anch’essa volesse punirli e dare un avvertimento. Mangiarono poco e svogliatamente. Durante la cena discussero della situazione. Gianni era sgomento e privo di iniziativa. La madre era concentrata unicamente sui suoi acciacchi: le visite del pomeriggio l’avevano stancata e non si accorse nemmeno che Carmela camminava a fatica. Lilla si sentiva scoraggiata, ma qualcosa dovevano pur decidere…". Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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