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La porta dei giusti  Caldo PDF Stampa E-mail
Recensioni Poesia
Scritto da BEVACQUA79   
giovedì 19 aprile 2007
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ANTONIO RUGGIERO
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Descrizione
Recensioni
Autore: ANTONIO RUGGIERO
Editore: Montedit
La porta dei giusti (Montedit, collana I gigli, pp. 56, € 6,80) ultimo libro di poesie pubblicato da Antonio Ruggiero, è un viaggio nell’animo e nella mente dell’uomo, un’esperienza di conversione, un cammino alla scoperta di un amore perduto. Fin dai primi versi, il lettore più attento si rende conto di ritrovarsi davanti ad un animo inquieto, ad una poesia che scava nell’intimo e nel profondo.

I versi appaiono crudi, le parole rappresentano al meglio lo stato d’animo di chi scrive e non è difficile intuire che dietro ogni termine ci sia una ricerca semantica, una scelta accurata, un esercizio di stile. Quello che affascina subito è la capacità di tradurre in versi un cammino interiore, un viaggio alla ricerca di qualcosa che, perduto e smarrito, ora è difficile da trovare e afferrare. Il percorso idealmente procede dal basso verso l’alto, da uno spazio dove la luce ha difficoltà a penetrare e i colori della notte si mescolano a incubi e urla strazianti. Un luogo che non fa fatica a diventare un non luogo, un territorio di nessuno, governato dalla paura, un posto dove ognuno si muove in movimenti senza senso, alla ricerca di un desiderio che solo apparentemente può essere appagato. Poesia dopo poesia, il ritmo diventa sempre più incalzante, i versi esprimono il senso di una lotta, la difficoltà dell’uomo di uscire da un luogo opprimente, la volontà di cercare una luce ed uno spazio in cui trovare ristoro. Leggendo i versi, soffermandosi e lasciandosi scorrere le parole dentro, chiudendo gli occhi tra una poesia ed un’altra, si ha la sensazione di assistere ad un incontro di boxe, ad uno scontro violento, ad un tentativo di fuga. La fuga dal nulla, da un luogo senza tempo e senza speranza. Un luogo dove chi vi abita ha sperimentato dolore, amarezze, incomprensioni. Non rimane che spogliarsi e constatare la propria nudità, rifuggendo dal desiderio di nascondersi dietro il sipario delle ombre e delle negazioni del passato. Denudarsi e scoprirsi fan sì che il cammino possa ripartire con una virata che fa intravedere una luce. L’autore esprime speranza e chiede a Dio, con le parole del salmo 24, di fargli riconoscere le Sue vie e i Suoi sentieri. La poesia e i versi cambiano registro. L’uomo si sta rinnovando nel suo animo. Una forza non ancora definita inizia a stargli accanto, gli ambienti rimangono cupi ma si intravede un motivo nuovo, una capacità di guardare al futuro, di sperare nel nuovo giorno. Rimane la paura e lo smarrimento che ancora colpiscono l’animo. Si prefigura l’incontro, la riconciliazione, la riscoperta dell’amore del Padre, ma forze oscure, pensieri, ombre del passato impediscono l’anelato abbraccio con Dio. Il cammino è ricco di ostacoli, di riflessioni, di preghiere urlate in spazi cupi e bui. La notte torna a regnare, la possibilità di perdere nuovamente quel filo che unisce a Dio terrorizza l’animo del poeta, che è spaventato dall’eventualità di ritornare in quel luogo, dove tutto è apparenza e inganno e dolore. I versi scorrono, offrendo al lettore una lezione di pazienza e attesa, un richiamo ad assaporare gli attimi, i minuti, le piccole cose. Ogni cosa inizia a trovare una sua collocazione, ogni piccolo istante è parte importante e gioiosa di un universo, di una vita senza più apparenze e inganni. Si leva così una preghiera a Dio che si fa carne. Per la prima volta, l’autore dichiaratamente si rivolge al Figlio, che da non presenza diventa presenza. Finalmente è l’approdo al Luogo, spazio di Luce e Verità, posto dove ognuno non è più un attore maldestro e graffiato. Il non luogo delle tenebre, dei pensieri apparenti, delle cose fugaci e futili diventa il Luogo dove Dio si fa carne per salvare i nostri peccati, per far sì che noi possiamo camminare con Lui, immolandosi sul «Golgota per accogliere il perdono di esserci fratello» (pag.30). Il cammino non si arresta ma è come illuminato da una Luce nuova. La via della Salvezza, della Speranza, della Pasqua è intrapresa. La poesia e il verso cambiano nuovamente registro. E’ finalmente il momento della gioia, degli spazi sconfinati e azzurri, delle parole vere e non apparenti. L’animo si muove in sentieri, e non in strade senza via d’uscita. Il verso diventa preghiera, il chiarore del giorno sconfigge le tenebre, sopra ogni cosa, ora, c’è l’Amore di Dio. La scoperta dell’altro diventa un dono inaspettato anche nei piccoli gesti: un sorriso, un timido saluto, uno sguardo fugace. Tutto riconduce a Dio, tutto si scopre nella Sua Luce. L’animo è rinnovato, l’uomo comprende che non è solo, ma che è parte di un disegno dove ognuno ha un posto importante e originale, dove ognuno deve scoprirsi, donare e ricevere. Il verso segue un cuore rinnovato, le poesie diventano un dono d’Amore verso gli affetti più cari, un dolce ricordo di momenti felici, una Speranza che conduce con lo sguardo al futuro.

A.B.

 

Antonio Ruggiero è nato a Padula (Sa) nel luglio del 1951.
Ha pubblicato le raccolte di poesie Introspezione (Pellegrini, Cosenza, 1976), Controfigure (F7 - editoriale fra giornalisti, Cosenza, 1978), L'albero rovesciato (Presenze Editrice, Cosenza, 1991).
È del 1985 il saggio teatrale L'Opera di Pechino durante la Rivoluzione Culturale (Presenze Editrice, Cosenza).
Ha curato i volumi di narrativa C'era una volta... (Presenze Editrice, Cosenza, 1986) e Verso l'ignoto (Presenze Editrice, Cosenza, 1989).
Suoi interventi, articoli e recensioni sono apparsi su varie riviste culturali.
Attualmente vive ed insegna a Cosenza. 


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