Il gelso insanguinato
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| Recensioni Narrativa | |
| Scritto da previtali.b | |
| sabato 17 marzo 2007 | |
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Descrizione
Angela è costretta a confrontarsi con una situazione pesantissima, forse troppo pesante per non opprimerla a terra con il suo peso insopportabile. Con i soprusi e gli inganni messi in atto da Andrea è costretta a cedere alle pressioni di un uomo che non ama e che non potrà mai amare in vita sua. La paura di perdere la propria indipendenza personale e la necessità di mantenere il posto di lavoro prevalgono sui suoi labili pensieri di ribellarsi, di rifiutarsi ad Andrea. Anche se prova una tremenda rabbia al vedersi derubata della propria dignità e personalità da un uomo che ora provoca in lei solo sentimenti di odio e sensazioni di riluttanza. Ma non è più tempo di pensare… E' un tardo pomeriggio caldo e umido, il sole calante sta facendo posto a una leggera brezza ristoratrice; l'acqua scorre poca e lenta nei fossi delle campagne di Bottanuco e i sentieri sono impolverati. Il leggero fruscio delle foglie degli alberi è quasi impercettibile, ma sono spine lamentose per l'animo triste di Angela, che lo percepisce come l'estremo tentativo della sua coscienza di farla desistere dal donarsi a quell'uomo che di lì a poco si trasformerà nel becchino dei suoi sogni di ragazza. In cielo passano stancamente nuvole grigie, e tutto appare ancora più torbido. L'umidità comincia a salire dai fossati e s'insinua pesante e pigra nei cespugli, quasi a voler fugare la perversa voglia del perfido Andrea. Angela avanza sola, sembra quasi senza volontà, non le importa della strada tutta gibbosa e polverosa, avverte un senso insolito di stanchezza che le rende sgradevole il lento cammino. Ad ogni passo sente un'oppressione al petto, che le rende faticoso il respiro e la agita; ma è costretta ad ingoiare amaramente ogni pensiero avverso e estraneo all'occasione. Sempre più rari gli ultimi sussulti della sua anima ribelle nel disperato tentativo di inseguire sogni ormai irrimediabilmente perduti nella polvere di quella strada di campagna prima amica. E che ora le appare come la via della sua perdizione. Non si capacita di tanto lento calvario per arrivare, per raggiungere quel luogo predestinato; inconsciamente lento il suo passo vorrebbe tenere ancora e forse per sempre lontano quel posto. La morente luce del sole arrossa il paesaggio agreste e… il dolce triste viso di Angela dalla vergogna. Un'eco lontano di campane smorza i flebili rumori serali della campagna, mentre il suo cuore palpita, timoroso di essere travolto da un imminente uragano, che lascerà segni indelebili. Sempre più lento il passo nella strada deserta, e socchiude gli occhi per qualche istante, come a voler respingere lontano da lei quel calice troppo amaro; ma come una stella errabonda continua per inerzia a cadere verso la polvere che avvolge sempre più i suoi passi. Piccoli istanti di smarrimento cercati e voluti per tentare di nascondere quel posto che purtroppo si fa sempre più vicino. Dietro l'ultima curva in fondo alla strada le appare la sagoma di un uomo, fermo e tranquillo, che come un'ombra sta aspettando la sua preda. La sera si annunciava ancora più calma e tiepida, le nuvole in cielo sembravano fisse, quasi immobili, come predisposte a non lasciarsi sfuggire niente di quello che stava per accadere in quel piccolo e sperduto posto della campagna di Bottanuco. Tutto intorno la quiete e il grigiore del crepuscolo, dentro il quale Angela si sente assolutamente e spaventosamente sola con se stessa da non osare quasi respirare per non fare rumore. Nel cuore l'angoscia di chi è costretta a fare del male e il vuoto di chi non ha più sentimenti genuini da difendere né armi per combattere.
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