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Il sole dei morenti  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Izzo Jean Claude
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Descrizione
Recensioni
Autore: Izzo Jean Claude
Editore: edizioni e/o

“La vita. L’amore che, senza alcuna ragione, sragiona.
La felicità che improvvisamente si trasforma in dramma.” Il Sole Dei Morenti è un tenero e implacabile viaggio.
Un viaggio tra la miseria.
Un viaggio tra i ricordi di vita di un uomo sconfitto.
Un viaggio nel mondo dei clochard, un punto di vista che  non avevo considerato e che mi ha profondamente commossa. La storia è quella di un barbone, Rico, che a un certo punto della sua vita - dopo la morte per assideramento di un “collega” - decide di lasciare Parigi per tornare a Marsiglia, città che aveva fatto da cornice alla sua prima storia d’amore.
Il viaggio si rivela faticoso e avventuroso,  incontrerà problemi logistici - per un barbone è difficoltoso spostarsi - e, ovviamente, incontrerà esseri umani alla deriva quanto lui,
“Solo quando il mondo ti crolla addosso scopri l’orrore. Che nel mondo esiste l’orrore. Perché sei sbattuto in un’altra vita e incontri gente di cui non avresti mai nemmeno immaginato l’esistenza, né il dolore…”
Un personaggio tra tutti: Mirjana, la prostituta bosniaca, che dà vita a pagine semplicemente splendide:
“A che serve raccontarsi delle storie? Te l’ho già spiegato, Rico, io è come se fossi già morta. Tu, non so dove sei morto. Né quando. Ma so che sei come me. Ci trasciniamo con la nostra vecchia pelle. Non siamo nient’altro che un involucro vuoto.”
Rico arriverà a Marsiglia, incontrerà la persona che intravediamo sin dalle prime pagine - per capirci: colui che racconta le vicende in prima persona - e incontrerà anche la donna che popola i suoi sogni. Come è giusto, o ingiusto, che sia. L’atmosfera che si respira in queste pagine è insieme lieve e gravosa, complice la scrittura di Izzo, - mai troppo lirica eppure sempre dolcemente triste - e l’ambientazione suggestiva e fatiscente di una Francia stretta nella morsa del gelo - non solo in senso atmosferico.
Della trama si potrebbe dire che è un esempio di come ti frega, la vita, appena abbassi la guardia, o di quanto siano fragili gli uomini, tanto più quando sono romantici, quando credono nell’amore.
In queste pagine, infatti, attraverso i ricordi del clochard, si racconta il crollo della sua vita, della vita di Rico: un uomo come tanti.
Un uomo che è stato giovane, pieno di progetti per il futuro, che ha avuto avventure, cottarelle, relazioni serie.
Un uomo  che si è sposato,
per amore,
che ha avuto un figlio.
Un uomo che si è fatto il mutuo per potersi comprare una casa di proprietà.
Un uomo che aveva un lavoro e che lo portava avanti con serietà.
Insomma: si raccolgono, qua e là,  particolari sulla sua vita prima e ho pensato che non ci vuole proprio niente,
basta tanto così
per far sì che vada tutto a puttane.
Nel senso che non puoi far altro che arrenderti, quando non hai più niente per cui lottare.
Rico è un uomo che si è arreso. Un uomo che è morto dentro e che aspetta che muoia anche il suo corpo.
Avrei voluto fargli una carezza, o provare in qualche modo a dargli un po’ di calore. Il romanzo non è perfetto, specialmente nel finale qualcosa appare buttato dentro a forza, quasi appositamente per far quadrare il tutto, ma questo non è un thriller, è un libro che si legge con il cuore, non con la ragione, e il cuore ne esce più che soddisfatto. Rossella Testa
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