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L'angelo delle ossa  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Connolly John
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Descrizione
Recensioni
Autore: Connolly John
Editore: Rizzoli

“Era lì che si trovava il vero male, nell’istante tra pensiero e azione, fra intenzione e atto, quando per un breve attimo l’individuo aveva ancora la possibilità di voltare le spalle a tutto rifiutandosi di soddisfare l’oscura voragine delle proprie pulsioni più abiette. Forse era in quel momento che la spregevolezza umana incontrava qualcosa di peggiore, qualcosa di più profondo e di più antico che ci era familiare nelle risonanze che trovava nelle nostre anime e al tempo stesso nella sua natura e antichità, un male che predatava il nostro e in confronto lo faceva sembrare minuscolo. Al mondo c’erano tante forme di malvagità quanti erano gli uomini che le commettevano, e le loro gradazioni erano quasi infinite, ma era possibile che in realtà attingessero tutte allo stesso profondo pozzo, e che esistessero esseri che se ne erano nutriti per molto più tempo di quanto chiunque di noi potesse immaginare.”

L’Angelo delle ossa: il Libro che parla del Male.

Ritroviamo il nostro angelo vendicatore (mai come in questo libro questo suo ruolo assume pieno significato) alle prese con la scomparsa di Alice, la cugina di Louis, che lo costringerà, ancora una volta, a scegliere tra la sua famiglia e il richiamo delle anime perdute.
Ma non solo.
Si innesca un meccanismo, nella vita di Parker, che lo porterà a doversi scontrare con il suo passato - a questo proposito c’è un capitolo, il secondo, che è forse il più bello che Connolly abbia mai scritto, un capitolo che inizia così: I giorni sono come foglie che attendono di cadere. Il passato giace nelle ombre delle nostre esistenze. E’ infinitamente paziente, sicuro che tutto ciò che abbiamo fatto e tutto quello che non siamo riusciti a fare alla fine dovrà tornare a tormentarci. - e comunque.
Parker si scontra con il suo passato in una storia che, per certi versi, pare essere una sorta di chiusura del cerchio di tutto quello che era stato detto e fatto nei capitoli precedenti della saga. Una specie di “scontro finale”, se mi si passa il termine, dove vengono riconsiderate situazioni, coincidenze etc etc etc, sino a giungere a un conclusione perfetta sia per quel che riguarda il thriller in sé - e su questo ci torno dopo - sia per quel che riguarda l’introspezione del protagonista (l’ultima pagina mi ha fatto accapponare la pelle)

Insomma, la quinta “puntata” della saga di Charlie “Bird” Parker è, a mio parere, la migliore sotto tutti i punti di vista.
Quindi.
Riassumendo, direi che:

- la trama è complessa pur non avendo la mastodontica sottotrama presente per esempio in Tutto ciò che muore (che infatti, a tratti, è addirittura “troppo”) e ha numerosi e intriganti riferimenti storico-religiosi che l’autore, a fine libro, assicura essere TUTTI veritieri, riferimenti che potranno soddisfare i maniaci di questo genere di intrighi. Inoltre Connolly gestisce in modo perfetto il soprannaturale - che io non amo particolarmente - facendo sì che quasi ogni accadimento abbia (anche) una spiegazione razionale. Come dicevo prima questo fa sì che, secondo me, la parte thriller sia perfetta. Connolly regala pure un colpo di scena, verso fine libro, che mi ha lasciato a bocca aperta!

- i personaggi sono caratterizzati in modo da bucare la pagina, anche le semplice comparse. Connolly li descrive senza tener nulla per sé, prendendosi il tempo e le pagine per farli diventare indimenticabili: sono tanti, i personaggi, ma si fanno ricordare tutti. Menzione speciale per i Fulci (chi l’ha letto sa!) E i “cattivi”, fiore all’occhiello di tutti i suoi libri, sono in questo romanzo ancor più spaventosi del signor Pudd o del Reverendo Faulkner, e scusate se è poco!

- la location è deliziosa, la scrittura di Connelly disegna viaggi dal Maine all’Europa e i suoi quadri sono di quelli che ti fermeresti a fissare per ore. Mi ha decisamente convinta il suo modo di presentare una nuova scena: una telecamera con filtro lirico che prima compie un’intera panoramica sul paesaggio e poi a poco a poco zooma (si scrive così?) a rivelare il particolare.

- la struttura del romanzo raggiunge un equilibrio perfetto tra lirismo e “azione”, la scrittura classica e ricca che in lui adoro perde completamente le parti più lente che gli si potevano accusare nei romanzi precedenti. Molte le parti in terza persona, alcune ambientate nel passato, e c’è addirittura una prima persona di Louis - che non mi ha completamente convinta ma io sono fissata e non faccio testo. C’è comunque meno Parker in prima persona, in questo romanzo, a livello di numero di pagine, ma l’intensità delle sue riflessioni è sempre al top e, anzi, mi vien da dire che le sue pagine ricche di intimismo ci guadagnano in incisività. Ancora una cosa: Connolly dosa in modo impeccabile i tempi narrativi passando da una scena raccapricciante a una battuta ironica, da una scena malinconica a un divertente battibecco di Angel e Louis facendo sì che la lettura non sia mai stancante o troppo cupa o noiosa o.

Tutto questo per dire che L’Angelo delle Ossa è un libro meraviglioso e John Connolly uno scrittore di una bravura tale da non aver nulla da invidiare a NESSUNO.
I suoi sono libri completi, eleganti, raffinati.
Connolly ti prende per mano e ti porta in luoghi oscuri e maleodoranti, ti fa vedere il marcio e il Male,
ma poi ti regala anche l’assoluzione per i tuoi peccati. Rossella Testa
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