| La strada della violenza |
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| Recensioni Narrativa | |
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
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Descrizione
”Reggio è calma, di una calma inquietante. Reggio parla piano, sottovoce, si vergogna della propria violenza, abbassa la testa, sniffa Prozac. Reggio nei notiziari è: molti delitti, troppi delitti. L’orgoglio della cittadinanza è nelle postille a margine dei titoli: però li abbiamo risolti. Reggio è la mia casa: adattata a una scena del crimine mai resa pubblica, ma già con i tagliandi della Scientifica con il mio nome sopra.” E’ ambientato qui, questo romanzo, in questa Reggio Emilia qui: buia, cattiva, corrotta, sporca, drogata, bastarda, codarda. Succedono cose brutte, in questa Reggio Emilia, cose indicibili per violenza e degrado e corruzione. Cose schifose. Rivoltanti. Per esempio succede che due bambine vengono stuprate e uccise mentre qualcuno SA e copre. Succede che c’è un disegno più grande, a Reggio Emilia, e nell’Italia tutta. C’è lo spettro di qualcuno che muove i fili, che organizza, insabbia, sposta l’attenzione, c’è qualcuno che ha il mano il Potere, vien fuori il concetto di contenimento e a me sembra quasi che si stia giocando a fare Dio - dio che vede tutto, dio che è guida – “Lui se ne sta lì, come al solito, testa abbassata e picchetti su polsi e caviglie, a trastullarsi d’eternità e a gocciolare colorante rosso… “ Ci sono due prime persone, in questo romanzo: Lorenzo Rollei - maresciallo della Finanza - e Maurizio Ferri - agente SISDE - due prime persone che si alternano, a raccontarci il mondo visto coi loro occhi, occhi spietati e senza lenti che filtrino la realtà rendendola meno cruda, anzi, occhi che guardano lo schifo e che lo raccontano, così, con il ritmo sincopato delle loro ossessioni e dei loro incubi. E poi c’è una terza persona, che interviene di quando in quando, e sembra essere quasi la voce della natura, è una terza persona che, anch’essa, racconta i fatti senza lenti che filtrano, è una terza persona meno concitata, pare quasi tranquilla, una terza persona che descrive come se non provasse emozioni o come se non comprendesse le atrocità che sta guardando. Però le guarda. E le racconta. E chi legge trema. Piange. E qui apro una piccola parentesi: il libro è duro, ovviamente, per i temi che tratta, ma non è mai eccessivo, anche se per certi versi la scrittura di Marcialis è tutta un eccesso (in senso buono, ovviamente. Voglio dire. Un libro così deve essere scritto così, a mio parere) e comunque. Ci sono pagine che ho letto velocemente ma che sono tornate a farmi compagnia la notte e mi riferisco a quelle su Baby e a quelle sulle sopravvissute - chi ha letto sa - e ci sono pagine che mi hanno fatto sentire dentro un vero e proprio timore riverenziale per questo giovane autore al suo primo romanzo. Nel senso: la trama è complessa, i personaggi sono tantissimi e, non mi stanco di dirlo, il tema trattato è delicato e non semplice da gestire. Eppure è scorrevolissimo, non riesci a staccarti, leggi e non lo metteresti mai giù e, nello stesso tempo, a volte hai paura di andare avanti perché non le vuoi leggere, quelle cose, no. E tutto quadra, tutto è consequenziale, giusto, inevitabile. Chiudo la parentesi, e aggiungo: La strada della violenza è un noir durissimo che tratta il tema della pedofilia con durezza, con un linguaggio diretto e schietto che grida l’odio profondo e lo schifo nei confronti di chi viola l’infanzia, di chi profana un bambino. Ma, soprattutto, La strada della violenza, è un libro che parla dell’Amore. L’Amore di un padre verso sua figlia e l’Amore di un uomo verso una donna. E’ l’amore che muove tutto. E’ l’Amore che spinge i personaggi ad andare avanti, è l’Amore il propulsore, il carburante, tutto. Rossella Testa Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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