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Narrativa
Isabella | Isabella |
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| Recensioni Narrativa | |
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
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Descrizione
Alla sua seconda prova come romanziera, dopo Shemal, Albertini conferma le sue doti di narratrice che unisce fantasia creativa a recupero della dimensione storica, riuscendo ad intrecciare in modo persuasivo e coinvolgente le vicende di personaggi di pura fantasia a presenze sorprendenti di personaggi storici reali, diversi dei quali, dall’avventuriero Luigi Parmeggiani al patriota carbonaro Franceschini, reggiani. All’interno di una struttura consapevolmente recuperata dal feuilleton francese di fine Ottocento, l’Autrice trasmette al lettore la sua particolare sensibilità ai temi della libertà, della giustizia sociale e, in particolare, della condizione femminile. Complicato sarebbe riassumere in questa sede la trama del romanzo, i cui personaggi, storici e di fantasia, si muovono tra Parigi, Clermont Ferrand, la Rubiera della decapitazione di don Andreoli , la Milano di Bava Beccaris e di don Albertario (che fa pensare a don Pasquino Borghi) e “Casa degli Osti”, nome di fantasia di un borgo ai piedi della Pietra di Bismantova. Da Casa degli Osti partono i fili della complessa e coinvolgente vicenda, dipanandosi attraverso il tempo di circa un secolo e lo spazio di mezza Europa. A Casa degli Osti le varie trame si ricompongono a cavallo tra XIX e XX secolo, con il convergere lassù, da varie parti del mondo compresa l’America, di una serie di personaggi le cui storie personali hanno tutte, in vario modo, a che fare con il personaggio che dà il titolo al romanzo, Isabella appunto. Frutto di uno stupro, fanciulla sensibile e di delicata bellezza, soltanto in questa fase finale conoscerà la vera madre ed il padre stupratore finalmente pentito. Lungo tutta la storia, costellata di indizi e false piste , un ritornello tiene desta l’attenzione e la curiosità del lettore: “Ainsi font, font, font/Les petites marionettes,/Ainsi font, font,/Trois petits tours et puis s’en vont…”.Un ritornello che lega la Salpêtrière del celebre medico Charcot, dove la madre stuprata di Isabella viene in qualche modo curata, e la casa parigina di Leon y Escosura, dove la stessa madre accosterà Luigi Parmeggiani, fuggito da Reggio dopo l’attentato a Camillo Prampolini. Ecco, lo stupro,la violazione del corpo femminile è uno dei filoni che percorrono il libro, dal quale esce come un dolente grido di protesta per secoli di oppressione della donna, soprattutto della donna povera, come per alcune delle tante ragazzine del nostro Appennino andate per serve in città. Un grido che trova lucida espressione nella figura di Anna Kuliscioff, che l’A. immagina aver a che fare con Isabella ed essere capitata a Reggio, e a casa degli Osti, prima ancora di sapere che la celebre rivoluzionaria russa dalle nostre parti (nel reggiano) era capitata davvero. Ma questo ha forse a che fare con una certa identificazione dell’Autrice con le “streghe” (o pretese tali) per secoli perseguitate in quanto dotate di “saperi” o di sensibilità diversi da quelli maschili, e tali da compromettere la superiorità maschilista. Streghe che sono anche protagoniste positive del romanzo, come “la Pagana” di Casa degli Osti. Come la stessa Isabella, che in una caso ha visioni di ciò che sta accadendo o per accadere. Intrigante poi il recupero, attraverso alcuni dei personaggi di rivoluzionari che giocano un loro ruolo nel romanzo, delle radici storiche degl’ideali di libertà e di giustizia incarnati nelle figure di personaggi reali come Gracco Babeuf o Filippo Buonarroti. E siamo così alle sorgenti dell’utopia comunista nell’Europa moderna. Ne scaturisce, nel complesso, una sorta di proposta per un appassionante dibattito sulla storia contemporanea, dalla Rivoluzione Francese alle lotte sociali di fine Ottocento - inizio Novecento. Con una intuizione, anche qui siamo forse alla “magaria” di Normanna Albertini, che ci fa compiere un balzo all’indietro fino al grande Blaise Pascal, citato un po’ misteriosamente dall’Autrice quando scrive che Giovannino, in fuga dallo sfruttamento bestiale cui era sottoposto a Saint Romain Le Puy per tornare a Casa degli Osti, passa da Clermont Ferrand e “non sa che […]è la patria di un grande pensatore cattolico, il quale sosteneva che l’uomo non deve negare la sua meschinità ma deve saper accogliere, limpidamente, la propria essenza e tutto ciò che essa racchiude”. Di una intuizione “proto-comunista” di Pascal, l’Autrice pare non essersi accorta, anche se in realtà ne anticipa il concetto dieci pagine prima quando cita il “terzo grado” della iniziazione della Massoneria storica (e rivoluzionaria): “Tutto ciò che c’è di sbagliato e di malvagio nel mondo aveva origine nella divisione della terra”. Che è quasi la perfetta parafrasi dell’articolo VI, n.53 di un pensiero di Pascal: «Mien, tien. – “Ce chien est à moi, disoient ces pauvres enfans; c’est là ma place au soleil”. Voilà le commencement et l’image de l’usurpation de toute la terre». Che, tradotto dal francese seicentesco suona: ««Mio, tuo» – «Questo cane è mio, dicevano quei poveri ragazzi, questo è il mio posto al sole». Ecco l’inizio e l’immagine dell’usurpazione di tutta la terra»» (Pensées, ed. Mignot, pag.97). Ulteriore indizio, con molti altri su cui non possiamo qui soffermarci, che la “tentazione comunista” (o egualitaria) dell’Autrice si nutre di succhi di un cristianesimo che ha in qualche modo a che fare con la Teologia della liberazione. Un libro davvero appassionante da leggere, questo della Albertini. E da discutere. Antonio Zambonelli Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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