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sabato
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Foglie d'erba  PDF Stampa E-mail
Recensioni Poesia
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Whitman Walt
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Descrizione
Recensioni
Autore: Whitman Walt
Editore: Einaudi

Poesia: rima, verso, metro e canone.
Per Whitman non vi è nulla di vero in questa definizione. La “sua” poesia non è regola, ma libertà.
Foglie d’erba sarà la sua grande raccolta di poesie, il libro della vita, quello a cui ci si dedica per tutta l’esistenza. La pubblicazione della raccolta fu assai sofferta e difficile: stampata in pochissime copie la prima edizione risale al 1855 alla quale ne seguiranno altre venti, tutte diverse le une dalle altre. Disprezzato dai suoi contemporanei e sprezzante lui stesso di critici e salotti culturali, la poesia di Whitman è poesia celebratrice (Io celebro me stesso), celebratrice dell'america, dell'uomo, della carne e della materia. Non c'è spiritualità o filosofia nella poesia di Whitman, non c'è ragione, ma solo un mondo pulsante di passioni, quello che è più facilmente sperimentabile: siamo uomini che piangono, gemono, ridono, vivono e muoiono. Ma il suo è il canto dell'uomo libero, unico in sé ed irripetibile, che rivendica la sua assoluta centralità. Whitman ha dato un valore nuovo all'uomo. O forse, ha soltanto restituito a tutti gli uomini quella dignità che sembravano aver perso. Fragili come le "foglie d'erba" eppure mai realmente deboli in quanto partecipi dell'incessante, misterioso ciclo della vita. Non mancano tra i temi trattati, i grandi spazi aperti americani di metà ‘800, quelli della corsa all’oro, della guerra civile, dell’allargamento dei confini ad Ovest; e proprio questa giovane America in continua e veloce espansione, allarga gli orizzonti di Whitman e della sua poesia che diventa spesso panteista, pagana, aperta all’infinito. Il poeta si trasforma in ogni cosa su cui posa lo sguardo, sia esso elemento della natura o elemento umano, trasformando la sua America in una “Grande America”, peccando a volte di esasperato nazionalismo. E forse sta proprio in questo l’unico neo (a dire il vero trascurabile) di tutta l’opera di Withman; in questo voler essere inno superbo e pretenzioso, estroverso e a tratti forzatamente enfatico. Riccardo Forte

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