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I peccati e gli amori di Taormina | I peccati e gli amori di Taormina |
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| Recensioni Narrativa | |
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
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Descrizione
Amori e peccati, grandi amatori, grandi peccatori, grandi trasgressori… Sogni e provocazioni, sfrontatezze, estetismi da salotto e languidi abbandoni (“eccentrici amori”, per dirla con il francese Roger Peyrefitte), stravaganze e follie d’alcova di un’epoca dalle mille contraddizioni e suggestioni. Ed i “giochi erotici sotto la pioggia”, infuocati e sanguigni, che allo scrittore inglese David Herbert Lawrence ispirarono il più scandaloso romanzo del primo Novecento, L’amante di Lady Chatterley (protagonisti, nella realtà, la moglie dello stesso Lawrence ed un giovane mulattiere siciliano). A raccontare un secolo e mezzo di turismo a Taormina (la “Disneyland dei sogni e del peccato”, la definì il Los Angeles Post), è un giornalista taorminese, Gaetano Saglimbeni, ex redattore e inviato del settimanale Gente. “Fu Taormina, con Capri”, racconta, “ad ospitare le prime comunità-gay al sole mediterraneo, negli ultimi decenni dell’Ottocento: fragili, inquieti e raffinati rampolli di illustri e ricche famiglie, che cullavano qui i tormenti esistenziali della già decadente Europa; intellettuali, artisti veri e presunti, incupiti nei salotti di Berlino, Londra, Parigi, che nella piccola ‘oasi’ di Sicilia si abbandonarono ad ogni genere di stravaganze e sregolatezze”. E’ nata e si è affermata con i gay, nella seconda metà dell’Ottocento, la Taormina turistica. Per i suoi paesaggi d’incanto, certo, per il suo clima da “eterna primavera”; ma soprattutto per i nudi dei giovani figli di contadini e pescatori che il barone-fotografo tedesco Wilhelm Gloeden riprese in pose languide e inquietanti e finiranno sui giornali e nei musei di tutto il mondo. Un’orgia di corpi nudi, nella quale si tuffò con passione e straordinario godimento il dandy più geniale dell’Ottocento letterario inglese, Oscar Wilde, che sarà il primo ad esibire quelle foto nei salotti londinesi. Andava fiero, l’eccentrico Oscar (arrivato a Taormina senza il “boy” di turno), di averli “agghindati amorevolmente, quei meravigliosi ragazzi”, per l’obiettivo del barone Gloeden. Arriveranno all’inizio del Novecento le prime ospiti illustri: nobildonne inglesi, soprattutto, ereditiere non più giovani, appassite nei salotti londinesi, che il sole di Sicilia accendeva di voglie non del tutto sopite. E con i baroni-gay gareggeranno in stravaganze e peccati. Gaie e patetiche, aprivano le loro case e ville (prese in affitto o acquistate) ai vigorosi ragazzotti locali, ai quali, in cambio di poche carezze e illusioni d’amore, erano pronte ad offrire cospicue eredità. “Esibivano i loro boy-friend “, scrive Saglimbeni, “passeggiando mano nella mano (proprio come avevano fatto per anni i baroni, in qualche caso con gli stessi ragazzi che adesso erano passati alle signore); si abbandonavano ad ogni tipo di smancerie al bar della piazza; e sulle spiagge (anche in pieno inverno, al tiepido sole mediterraneo) sospiravano tra le braccia abbronzate dei pescatori dell’Isola bella”. Amori e peccati, tanti eccentrici ospiti, tra Ottocento e Novecento, ed in anni meno lontani da noi, quelli del primo e del secondo dopoguerra. Da Londra, in compagnia della affascinante ed esuberante moglie tedesca, arrivò nel 1920 lo scrittore Lawrence, che a Taormina (grazie proprio alle follie sessuali della irresistibile e irrefrenabile moglie) troverà l’ispirazione per il romanzo L’amante di Lady Chatterley. Ma Lawrence, chiarisce Saglimbeni, “non figura nel lungo e blasonatissimo elenco dei ‘grandi peccatori’ di Taormina. I peccati (tra uomo e donna, nel suo caso, trattandosi di un cantore e cultore dell’eros, della virilità, del ‘tripudio dei sensi nell’istintivo e salutare abbraccio con la natura’), lui li raccontò, non li visse, o li visse per troppo breve tempo, poco prima e poco dopo il matrimonio, fino ai terribili giorni in cui fu colpito dalla tisi che lo priverà drammaticamente della virilità e lo porterà alla morte a soli 45 anni”. Raccontò a Taormina i peccati della moglie, lo sfortunato scrittore inglese, i famosissimi “giochi erotici sotto la pioggia” cui la quarantunenne baronessa Frieda Richthofen si abbandonò in un vigneto di Castelmola con il ventiquattrenne mulattiere Peppino D’Allura. Sarà appunto la signora baronessa (con i dettagliati resoconti delle sue avventure) ad ispirargli il personaggio di Connie Chatterley, affascinante ed inquieta protagonista del romanzo-scandalo, ed il mulattiere siciliano Peppino D’Allura ad ispirargli quello del guardacaccia Mellors. Da Parigi, nel secondo dopoguerra, arrivò Roger Peyrefitte (“esteta da salotto”, come amava definirsi lui), in compagnia dell’aimable garçon Alain-Philippe Malagnac, che avrebbe poi adottato come figlio prima di darlo in sposo alla cantante Amanda Lear; e con lui, i “grandi innamorati” Jean Cocteau e Jean Marais, che nel giardino del San Domenico , testimonia Saglimbeni, “passeggiavano mano nella mano, prendevano il tè seduti sulla stessa panca in pietra, appiccicati come fidanzatini”; e André Gide, premio Nobel per la letteratura, il quale, seduto su un muretto in strada, aspettava tutte le mattine di veder passare il giovane cameriere di cui si era invaghito. Dagli Stati Uniti, all’inizio degli anni Cinquanta, arrivò il medico tedesco Gayelord Hauser, omosessuale, dietologo delle dive hollywoodiane, in compagnia del giovane attore Frey Brown che per lui aveva abbandonato il cinema; e nella bella villa di Hauser arrivò per molti anni, in gran segreto e sotto il falso nome di Harriet Brown, la “divina” Greta Garbo, che il famoso dietologo era stato sul punto di sposare a Hollywood negli anni Quaranta. Da Hollywood, per la “notte delle stelle” al teatro greco, arrivarono Marlene Dietrich, Joan Crawford, Rita Hayworth, Lana Turner, Audrey Hepburn, Shirley MacLaine, Elizabeth Taylor (in luna di miele con il suo quinto marito Richard Burton, al quale, per gelosia, sfasciò in testa una chitarra nel salone del San Domenico); e Gregory Peck, Cary Grant, Burt Lancaster, Anthony Quinn, John Huston, Henry Fonda, Anthony Perkins, Charlton Heston, Yul Brynner, Warren Beatty, Jack Nicholson. Ma dei suoi vecchi e nuovi colleghi di Hollywood, a Taormina, la “divina” Garbo, che aveva abbandonato il cinema a soli 36 anni, non volle mai vedere nessuno. E da oltre Oceano, non ancora famoso, arrivò il “ragazzo terribile” della letteratura americana Truman Capote, che a Taormina si fermerà stabilmente un paio di anni per scrivere A sangue freddo e Colazione da Tiffany: gay amabile al mercato, dove andava personalmente a fare la spesa, ma sfrontato e insolente nei salotti, dove l’attore inglese Peter Ustinov gli assesterà una notte un paio di ceffoni per gli insulti da trivio che aveva rivolto alle signore presenti. Ed il commediografo Tennessee Williams, già famoso a Hollywood per Zoo di vetro e Un tram che si chiama desiderio, che a Taormina veniva a trovare l’amico pittore Henry Faulkner, esile e allampanato, il quale viveva qui tutto l’anno in compagnia di una capretta che ospitava in camera da letto (per far curare la quale, una notte, non esitò a svegliare il medico sindaco). Un secolo e mezzo di turismo a Taormina, con i ritratti dei bizzarri personaggi che li hanno vissuti da protagonisti e le foto del vecchio “borgo” che hanno reso famoso nel mondo. Storie affascinanti e amare, favole e drammi, splendori e miserie (la vita, annota Saglimbeni, “con tutto quello che di carnale, sanguigno, effimero, tragico e grottesco essa offre e ci dà giorno dopo giorno da rappresentare”), sullo sfondo di quella che è stata o appariva la “lussuriosa e sfrontata Taormina” che il mito ha consegnato alla leggenda. “Una Disneyland del peccato, certo”, conclude il giornalista-scrittore, “ma nella quale c’era e c’è ancora tanto spazio per amatori e sognatori: per amori, sogni e sentimenti veri, puliti”. Giancarlo Cortese Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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