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giovedì
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American Psycho  Caldo PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Ellis Bret Easton
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Descrizione
Recensioni
Autore: Ellis Bret Easton
Editore: Einaudi

American psycho è, senza alcun dubbio, uno dei casi letterari del
'900. Certamente un'opera che fa riflettere, che riempe il cervello
anche mentre si è in fila alla Posta o mangiando un'insalata seduti al
bar.
Rimane con te.
Nel tuo cervello.
Ed il mondo appare all'improvviso diverso.

Scritto e pubblicato nel 1991, giaceva da circa 2 anni nella pila dei
libri da leggere, scavalcato da novità e vecchie glorie, rimesso in
fondo alla pila in momenti non adatti, coperto di polvere in attesa
pigra del fatidico istante.

"Quando incontro una bella ragazza per strada, mi vengono in mente due
cose. A una parte di me gli viene voglia di abbordarla, di parlarle
gentilmente e di fare il galante con lei". Taccio, scolo il mio J&B.
"E all'altra parte? Cos'è che gli viene voglia, all'altra parte di
lui?" domanda Hamlin. "Di vedere che effetto farebbe la sua testa
infilzata su un palo", dico io.

Il libro, la cui fama è innegabile fu lanciato puntando tutto sulla
violenza e sulla morbosità di alcuni suoi capitoli (pochi in verità,
anche se in tutti viaggia nascosta e strisciante una violenza
inenarrabile), prova ne è il fatto che le riviste Time e Spy
pubblicarono come anticipazioni rispettivamente la descrizione di uno
scuoiamento e quella di una decapitazione con annessa fellatio,
entrambe ai danni di giovani donne, scatenando un tale bailamme
soprattutto da parte di associazioni femminili e di genitori
preoccupati della purezza della propria prole, che la casa editrice fu
costretta a ritardare l'uscita del romanzo (o alimentò il caso,  per
giusto per vendere così un numero record di copie, a voler essere
tendenziosi…).
Pubblicità gratis.

Tutto ciò ha fatto di American Psycho un libro straveduto, sull'onda
della moda dei serial killer degli anni'90. Ma  di certo non un libro
capito fino in fondo. American Psycho non è un thriller, né un libro
sui serial killer.
E' una metafora.
Ben 515 pagine di metafora.
Anche gli omicidi seriali diventano un puro pretesto, svelato in un
finale che lascia in piedi molte interpretazioni e nessuna certezza
vera. Patrick Bateman, il magnetico, schizoide, sadico yuppie
protagonista della vicenda, forse è un assassino, forse è solo pazzo,
ma senza dubbio alcuno è il feticcio di qualcos'altro, di qualcosa di
diverso.

Alcuni critici ci hanno visto un peana alla nostra cultura, rovesciata
completamente e denigrata, con Patrick abile burattinaio di un
orribile spettacolo, dove i corpi vengono abusati, uccisi, divorati,
trasformati, consumati, fagocitati, privati della loro umanità e
risputati senza domani, buoni solo per le mosche. Come la nostra
cultura, che celebra la trasgressione del sé negando l'umanità in nome
dello spettacolo e della massificazione omologata.

Altri critici hanno invece cercato e trovato un messaggio politico
nelle efferate gesta di Patrick lo yuppie, con la sua ossessiva
litania ipnotica di marche, griffe, multinazionali, ristoranti alla
moda, tecnologie inutili ma all'avanguardia e cocaina altri non è che
il sistema capitalistico in persona, che conduce violentemente alla
omologazione, alla de-umanizzazione, allo spoglio dell'anima
simboleggiata perfettamente dall'abisso senza luce nel quale sprofonda
Bateman, mentre schiaccia senza pietà e con animalesca ferocia tutti i
'deboli' che gli si parano innanzi: barboni, animali domestici,
prostitute, ex compagne di liceo, conoscenti. Senza perché. Senza
motivo.
Incapace dei sentimenti elementari.
Incapace di empatia.
Per il piacere del possesso.
Ed è così che và.

La società capitalistica non ha tempo per i non perfettamente
omologati, li sfrutta per il suo piacere (eventuale e breve) e poi li
getta in una discarica, smembrati, in modo da non avere nemmeno più la
sembianza minima di esseri umani, così ridotti al rango di cose,
giocattoli rotti da un bambino viziato, burattini mutilati, involucri
vuoti, inutili, senza senso. L

Attenzione, questo è un romanzo "pesante" e molesto, sebbene così
ipnotico e coinvolgente da essere stato da me consumato nel giro di
sei giorni lavorativi.

Non mi sento di consigliarlo a tutti, specie se siete facilmente
impressionabili.
In alcune scene della seconda parte mi sono sentita quasi male
nell'immaginare le torture che infligge l'elegante yuppie alle sue
ignare vittime. Da donna mi sono sentita disturbata, impaurita,
minacciate e disgustata.

Ma è anche vero che nelle prime 150 pagine è molto facile sentirsi
affini al giovane Bateman.
Chi di noi non vorrebbe uccidere con una sparachiodi il collega
leccaculo che ci ha soffiato l'affare del secolo?
Chi di noi non ha mai immaginato di far soffrire con indicibili
torture medievali la donna o l'uomo che ci ha abbandonato spezzandoci
il cuore?
Chi non ha mai sentito il desiderio fortissimo di tagliare la
giugulare al furbone che scavalcano la fila ci soffia il turno alle
Poste?
Fantasie.
Anche positive, perché ci ermettono di scaricare l'aggressività.
Solo fantasie che non realizzeremo mai, a causa della morale,
dell'educazione, ma anche e soprattutto per paura delle conseguenze e
dei sensi di colpa. E allora scatta automatica la simpatia con il
perfido yuppie psicopatico. Ma niente è come sembra davvero.

Forse…


Silvia Sedini
http://phoebe.splinder.com

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