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giovedì
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Gli eredi della terra  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Piumini Roberto
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Descrizione
Recensioni
Autore: Piumini Roberto
Editore: Piemme

L'autore si risente quando viene definito "scrittore per l'infanzia", trascurando le altre sue produzioni. Roberto Piumini afferma con vigore di essere uno scrittore a tutto tondo, a prescindere dal destinatario.
E' vero per altro che egli stesso si diverte molto a giocare con le parole, con le rime, così mai il lettore rimane indifferente alle sue sottili provocazioni , quale che sia l'età. Lascia dentro domande e perplessità, apre a visioni a volte trasgressive, guida al pensiero laterale, alla ricerca della terza via.
Spesso si serve di metafore, ed è una metafora lunga un libro quella che anima "Gli eredi della terra". E' un romanzo d'amore e di guerra, di un conflitto di 4000anni fà scoppiato malgrado le volontà, oltre le intenzioni e i progetti di vita dei contendenti. Il teatro è (un caso?) la piana tra il Tigri e l'Eufrate; le genti sono mercanti nomadi da una parte, tribù di pastori dall'altra.
La torre li Babele, simulacro dell'incomunicabilità, diventa il cuore di eventi dolorosi e nefasti.
"Sulla grande torre uno parlava e l'altro capiva un'altra cosa".
Così spesso nascono le guerre, pubbliche e private, a dispetto della regola degli dei della pace.
"Prima di ogni lotta, incontra il tuo nemico faccia a faccia; ripeti le tue ragioni e ascolta le sue, perchè non possa avvenire, sotto il cielo, una battaglia dovuta a malinteso."
E la guerra che si combatte tra Babilonia e Ninive fu la madre di tutte le guerre, da allora in poi...
Al figlio che sta per partire, la madre, consapevole di quanto sia vano il tentativo di fermarlo, dice "La fatica e il dolore del parto sono grandi, agnello mio. Ma quando una donna genera un figlio , lo allontana da sè solo poco..[...] Le partenze, invece, sono dolori maggiori, e se poi non parte per un viaggio, per un quieto cammino, ma per tempi e terre di guerra, allora la madre prova lo stesso terrore di una partoriente che, intorno al luogo dove sta sgravandosi, senta aggirarsi e ruggire un leone." 
 Abramo rispose "...se gli uomini non fossero tenuti a partire, a fare ciò che è loro richiesto, tanto varrebbe che rimanessero per sempre bambini."
Quando la metafora diventa realtà, uno spunto in più per un pensiero a chi è impegnato proprio lì, tra Babilonia e Ninive...    Sara Beccegato

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