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Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Ojetti Ugo
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Descrizione
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Autore: Ojetti Ugo
Editore: Avagliano

Scriveva con buona ragione Ugo Ojetti che gli italiani sono un popolo di contemporanei, senza antenati né posteri, perché senza memoria. Ed infatti l’atavico oblio in cui irrimediabilmente cadono i nostri scrittori più illustri, non appena trapassano a miglior vita, mi ha da sempre indotto a far mia questa riflessione.
Ma oggi, scoprendo che l’editore Avagliano ha ripubblicato una formidabile raccolta di affreschi letterari, proprio di Ugo OJETTI, intitolata “Cose Viste”, ho cominciato, forse per la prima volta, a dubitare di quell’assunto.
Cosicché, mi sono di corsa recato in libreria per prenotare, visto che le rigide regole del mercato impedivano di farne un testo da vetrina, quella mirabile raccolta di esperienze vissute e profondamente scandagliate, costituenti una nota rubrica tenuta dal Corriere della Sera per circa vent’anni. E dopo averla letta ho riscoperto il gusto ormai perduto di quel genere letterario e di quella pregevole capacità descrittiva che giustamente indussero D’Annunzio a definire l’autore “acuto veditore”.
La freschezza della narrazione ci introduce in un’atmosfera di inizio secolo palpabile al lettore come se questi l’avesse già vissuta; e la completezza e la profondità della descrizione dei luoghi sono tali da farli assaporare in ogni loro piccola sfaccettatura. Così come la miriade di personaggi incontrati e la mirabile introspezione che Ojetti è in grado di rivelare, riescono ad estasiare il lettore ed a guidarlo nelle pieghe più nascoste della psiche umana.
Insomma, finalmente qualcuno si è ricordato del grande maestro di giornalismo Ugo Ojetti. L’augurio che mi pongo è che i nostri editori mettano finalmente mano ai loro archivi e ripubblichino la grande mole  di autori sublimi del nostro giornalismo e della nostra letteratura caduti nell’oblio,  in modo da ridare un po’ di memoria al nostro caro Paese. Liberandolo, così, dalla sua atavica contemporaneità.
         Girolamo Lazoppina

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