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Recensioni Saggistica
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Kharbanda Om P.
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Autore: Kharbanda Om P.
Editore: Franco Angeli

Nella società industriale italiana, per anni si è cercato di seguire un modello, quello americano, che calza difficilmente al nostro “agire” del tutto casuale e aleatorio. Uno dei grandi precetti nella costituzione di un team di progetto è: “Quando costruisci un team, cerca sempre quelli che amano vincere. Se non li trovi, allora cerca quelli che odiano perdere”. Ma, nella nostra gestione aziendale in cui pochissimo spazio è dedicato all’organizzazione del personale, nonostante il continuo copiare la struttura giapponese, si è giunti soltanto ad una “brutta copia” dell’insieme. E’ anche vero che trent’anni fa, il boom del settore terziario e l’avvento dell’informatica hanno dato lavoro a milioni di persone, prive anche della semplice preparazione di base. Ma in quel momento alle aziende serviva solo prendere più lavori possibili e saturare quante più emergenze possibili. Non interessava neanche formare minimamente il personale, in quanto il lavoro stesso, di copiatura e velocità di battuta, non lo richiedeva affatto. E’ per questo che oggi, le aziende che per anni hanno guidato l’economia italiana, si trovano a dover riorganizzare personale che col tempo, ha maturato stipendi troppo alti rispetto alla mancanza di professionalità e capacità per lavori che, invece, richiedono una preparazione adeguata e obiettivi sempre più alti. Per cui risulta difficile inventare mansioni per persone che non possono fornire, all’azienda di appartenenza, competitività su un mercato che cresce e cambia molto velocemente. Interessante quindi, questa minuziosa analisi, effettuata dagli autori, comparando il modello occidentale con il modello giapponese, fautore di una qualità e di un rispetto per il cliente da noi praticamente non coltivate. Sapere come organizzare un team è l’inizio migliore per la realizzazione di qualsiasi progetto. Piuttosto che avere un gruppo di persone che, individualmente (come nella nostra tradizione manageriale) apporti il proprio contributo; è senza dubbio più positivo avere un team all’interno del quale si attui una vera e propria sinergia tra i componenti, per cui il risultato supera di gran lunga la somma dei contributi individuali. Se poi alla guida del team c’è un vero e proprio leader che riesce a guidare il gruppo verso un obiettivo comune, emerso dai desideri e dalle attività dei singoli, più che dai propri, allora il risultato finale non è solo il raggiungimento dell’obiettivo, ma la crescita dei talenti individuali emersi soprattutto dall’associazione con altri individui simili per mentalità, ed arricchitisi vicendevolmente. Ma questa …………….. è un’altra storia!!

11/04/2006
Luisa Pisicchio

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