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Poesia
La mancanza | La mancanza |
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| Recensioni Poesia | |
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
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Descrizione
“È tempo d’issare le tue ancore”, “Verso dove, verso cosa / costantemente ti muovi?”, “Al tonfo sordo delle pigne brune”, “Cade a gocce nei dirupi/ la prima luce”. Panta rei sembra dirci con antica sapienza Luigi Masella in questa sua nuova raccolta di versi La mancanza che, divisa in quattro sezioni, sembra scandire il tempo del nostro vivere: il tempo dell’infanzia e della giovinezza, della maturità e della vecchiezza. All’entusiasmo della partenza segue il prendere coscienza che “ti cresce il buio dentro” e che solo la fede, il sogno la speranza vi si possano opporre; poi viene la sosta per poter osservare il sentiero, coglierne i precipizi, ammirarne la bellezza, “il mare, le montagne,le piante” il cielo stellato, la “prateria celeste”, “i giorni infuocati di gelsi”, “l’affresco del tramonto”; infine inesorabile avanza la vecchiaia preludio dell’arrivo dinanzi alla “grande porta”. Le parole di J.L. Borges messe all’inizio della raccolta suonano come voce di corifeo che introduce la scena e ci rende edotti del vento che soffia in tutta l’opera spingendo la vita e le parole che la raccontano verso l’ultima soglia dove “il sentiero finendo ci lascerà stanchi”. Avvertiti che tutto precipita gli occhi si preparano a vedere il franare degli orizzonti, l’aprirsi di dirupi; l’udito si tende ad ascoltare voci che si allontanano incalzati dal vento del passare; il tatto già avverte lo scivolare della sabbia della nostra solitudine; già i profumi del sogno e del ricordare abbandonano l’olfatto. Ma, mentre un suono remoto ci sussurra ruit hora e l’onda del distacco ci travolge, il poeta ci porge la vela che ci salverà dal naufragio, una vela intessuta coi fili della memoria. La banderuola della nostra precarietà ha una tregua e all’esile asta si annoda la vita: “Lo scrigno delle meraviglie”, “la lanterna magica”, il “dono supremo”, la “sfera di cristallo”. Qui il canto del poeta si fa denso, a volte si amplifica per dirci delle “acque aperte”, dell’“occhio lucente del dio”, delle “dita nodose e materne del mare”, dell’“isola verde / emersa dall’oceano del cosmo”, delle “maree di luce costanti”, della “nube cangiante di storni” ecc. e potremmo avere un esempio di poesia geo-epica, legata, cioè, alla grandiosità dei fenomeni della natura, se il verso di Masella non nascesse da illuminazioni improvvise, proprie dell’incanto lirico che lo rendono rapido e breve come un bagliore, appunto. “La misura prediletta di Luigi Masella è la porziuncola francescana, il dire netto e breve, la costruzione schiva e limpida, montata in un corsivo bruciante, il sibilo di un refolo che c’è già stato, il ricordo di un bagliore” (Sandro Gros-Pietro). Una scrittura che vibra di un profondo sentimento del distacco e della perdita, dell’attesa e della Mancanza, ma che si nutre dell’Amore per la vita, della fede nell’oltre, dei paesaggi luminosi, dei cieli stellati, della luce che trasforma “in latte lucente la notte”; da qui quella “vocazione per gli ossimori” puntualmente colta da Gros-Pietro sempre nel risvolto di copertina. Il linguaggio che scaturisce dal continuo oscillare del pensiero poetante tra passato e presente, tra perituro ed eterno, tra armonia e deformità, tra luce e tenebra, quasi sistole e diastole di un’anima che ondeggia tra essere e non essere, si esprime con una “metrica che va dal verso libero, usato tuttavia in maniera incisiva e perentoria (…) alla metrica classica (Elio Andriuoli) e ci consegna una voce che salendo dalle viscere dell’uomo si proietta nel sublime.Giovanni Chiellino Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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