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Imperfette solitudini | Imperfette solitudini |
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| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
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Descrizione
FENG SHUI DELL’ANIMA Il romanzo di Liliana di Ponte, Imperfette Solitudini (Jaka Book,9E ) ci fa riflettere su come la vita di ognuno di noi sia sotto il segno dell’imprevedibilità. Il personaggio principale Ester, una donna di mezza età, conduce una vita apparentemente serena. Ha un marito ,un professore universitario e una figlia maggiorenne, che durante un’estate partono, il primo per terminare una ricerca a New York, la seconda dopo la maturità per un soggiorno linguistico a Londra. Ester per una volta decide di non seguire il marito e di rimanere a casa . E sarà proprio la casa il luogo dove inizierà il viaggio della protagonista, decisa a “realizzare, a partire da quelle stanze il sogno disadorno di un grande spazio minimalista, a far da sfondo a una vita essenziale, finalmente centrata su di sé”. Decide di mettere in pratica le norme dello space clearing, mutuato dal Fen Shui –antica scienza cinese, che offre un metodo per vivere in armonia con l’ambiente che ci circonda- di “fare pulizia,… di eliminare la spazzatura dalla propria vita”. Inizia lo spostamento di mobili, la selezione di oggetti, libri, soprammobili da eliminare, di carte da riordinare. Ester decide di prendersi cura di sé, con l’intenzione di “alleggerire qua e là gli ambienti” , ma iniziando un percorso di cambiamento che andrà ben al di là di una nuova organizzazione dello spazio esterno. . La narrazione segue i ritmi di un diario dal 15 luglio al 30 agosto con un finale di un inverno di molti anni dopo. C’è un tempo presente, in cui sono delineati altri personaggi femminili, un gruppo di quattro amiche che accompagneranno Ester nel suo viaggio, quello tutto interiore di mettere ordine nel cuore, grazie ad una scatola di latta finemente decorata , in cui erano conservate le foto della famiglia di origine. Scrive di Ponte “Quella scatola aveva esercitato su Ester, in periodi diversi della sua vita , forti attrazioni e altrettanto violente repulsioni (…)a pensarci bene rappresentava bene l’oggetto ideale dello space clearing : slegarsi dal passato per far posto al futuro.” Alla scatola di latta è dato il ruolo della madeleine proustiana. Aprendola, osservando le immagini, la moviola della macchina del tempo entra in azione e il passato ritorna tramite un meccanismo della scrittura, dialoghi con gli assenti, monologhi , in cui la protagonista trova le parole per svelare il segreto; come scrive M. Zambrano “la verità di ciò che accade nel seno nascosto del tempo è il silenzio delle vite, e che non può essere detto.” Così lentamente prendono corpo i personaggi che sembrano salire sul palcoscenico di un teatro per presentarsi e rappresentarsi di nuovo. La prima immagine è quella della madre “ Hai il volto tenero e sorridente. I capelli rossi ondulati ti ricadono su una guancia. Sono aggrappata con la mano- avrò avuto quattro anni- al tuo dito indice.”; seguita dal matrimonio dei genitori, “Lei ha un abito bianco, semplice. Lei ha più di trent’anni. Troppi, a quel tempo, Forse per questo hai sposato un vedovo con un figlio piccolo. (:::) Poiché anche tu lavoravi tutto il giorno, fuori casa, quando avevo un anno la Zia Mema, è venuta a stare da noi.(…) A Zia Mema il ruolo di casalinga. In una casa non sua, con figli non suoi. In una famiglia che presto – e per sempre- sarebbe diventata la sua”. Un’altra foto “Qui ci siamo tutti.. Lei, lui, io Piero e zia Mema. In posa, in “un moscone” in riva al mare. L’intero mese di agosto, ogni anno, in un paesino del Gargano.”. Seguono vari eventi della vita familiare, tra cui l’attraversamento di un dolore antico, quello della morte dei genitori, vissuta a volte come abbandono, come impossibilità a condividere la nostra crescita; dolore per tutto quello che non abbiamo avuto durante l’infanzia e che mai ci potrà essere restituito, alla fine un dolore composto, illuminato dalla ragione, costretta a rimettere ordine nel caos di sentimenti contrastanti ,che il tempo ha saputo sedare per restituirceli con un nuovo sguardo. “L’ultima notte, e non sapevo che era l’ultima (…) mi sono sdraiata accanto a te,che non sentivi nulla. Ho urlato senza voce. Ti ho chiamata, ti ho scossa, ho sentito lo schianto sterile del tuo abbraccio: Ti ho ordinato di svegliarti e di non andartene: Naturalmente non mi hai ascoltata. E’ stato il mio modo di congedarmi da te. Rabbiosa e disperata, vinta e non rassegnata. (..) Questo album l’ho messo insieme nei giorni più disperati. Eri andata via da poco e la casa era ancora piena di te. Dei mobili che avevi scelto, delle tende che avevi fatto cucire, dei vestiti che avevi indossato. Della malattia, che aveva dato alla tua stanza da letto un odore da ospedale.” “ Te ne sei andato in un giorno di marzo,il vento infieriva come sempre su quel giardino dove non hai mai passeggiato. Dopo un po’ la tua casa –quella vera- è stata venduta (…)Insieme alla casa è sparita ogni traccia residua e tangibile di quella che era stata la nostra famiglia. Dispersa ogni memoria visibile , mi sono rimaste solo queste foto in una vecchia scatola. Nessun oggetto,non un mobile né un abito. Solo volti su rettangoli di cartoncino. Li ho guardati tante volte, ma mi sembra che solo ora mi abbiano parlato” (p.80). La scatola di latta ha consentito ad Ester di ricostruire la propria costellazione familiare, di riflettere sulle relazioni tra gli adulti, di riguardare con gli occhi di bambina a quei momenti, di congedarsi serenamente dopo aver compreso,ma soprattutto di osservare l’identificazione con la propria madre. Ester rispondendo ad una domanda di un’amica esclama” Perché probabilmente dovevo aderire ad un modello interiore,. Essere come mia madre. Essere mia madre. (…) Portare a termine il suo progetto. Riprendere tutti i fili che si erano spezzati e ricostruire la trama”. Quest’ ultima frase sembra essere uno dei moventi fondamentali della scrittura di questo testo, ricostruire una genealogia familiare e offrirla in dono alla figlia, come testimonianza delle proprie radici, cemento fondante dell’identità femminile della giovane donna. “E’ la mia eredità in vita,l’unica che valga qualcosa”. Il cerchio si chiude. Mentre Ester è presa dall’ invisibile Fen shui dell’anima, gli eventi reali seguono un loro corso imprevedibile. Il suo mondo affettivo verrà messo in subbuglio dalle decisioni di altri, marito e figlia, che ognuno per proprio conto seguirà nuove emozioni offerte da altre esperienze e alla fine Ester si troverà a dover affrontare un altro distacco, forse non meno doloroso del passato, confrontata ai cambiamenti che accadono al di là della nostra volontà. Completata l’operazione di space clearing con tutti i cambiamenti imprevisti, la protagonista é libera di vivere nel presente , come scrive Alberto Torre nel suo “Il cuore nascosto” “ Solo l’addio al nostro passato, può farci utilizzare completamente la nostra capacità di costruire e di gioire, così come può consentirci di rispettare e di amare gli altri, dopo aver smesso di temerli.” Titti Follieri Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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