Antologia di Spoon River
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| Recensioni Narrativa | |||||||||||
| Scritto da Redazione | |||||||||||
| lunedì 19 febbraio 2007 | |||||||||||
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Descrizione
Se i morti potessero parlare cosa direbbero? Senza più veli né ipocrisie, senza il conformismo e il bigottismo che pervade l’esistenza terrena, essi direbbero, né più né meno, semplicemente La Verità. Questo deve essersi chiesto Edgar Lee Masters mentre scriveva l’Antologia di Spoon River. La verità si erge dunque imperiosa dalla coltre di polvere alimentata, come un focolaio dal vento, dalle mille dolenti voci che giungono dal regno delle ombre. Essa assume talvolta il tono pacato della rassegnazione, delle speranze fallite; talaltra quella dell’astiosa vendetta o dell’inutile richiesta di perdono o ancora quella dell’amore incompreso e dell’ammonimento a vivere la vita semplicemente. Leggendo verrebbe da pensare a un’opera come la commedia dantesca; in realtà non si tratta qui del viaggio di un vivo nel regno delle ombre, ma sono i morti che “riaffiorano” cercando qualcuno disposto ad ascoltarli. Ogni poesia è infatti un epitaffio che porta il nome e la storia di un uomo o di una donna. L’epopea dei trapassati che riposano sotto le lapidi di una collina di un piccolo villaggio americano assurge così a simbolo e valenza di una universale condizione umana ed il lettore è subito preso dal vortice della narrazione, protagonista e spettatore suo malgrado di tante storie umane. Egli non sa resistere alla tentazione di sfogliare avanti e indietro le pagine di questo libro alla ricerca di una frase, di un rigo che contenga un’intuizione illuminante; come un viandante che si aggira inquieto tra le lapidi della collina. Fabio Scarnati Recensioni utenti
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mercoledì 16 maggio 2007 Autore stella - Guarda tutte le recensioni - Top 10 Rececensori
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