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giovedì
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Il male nero  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Berberova Nina
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Descrizione
Recensioni
Autore: Berberova Nina
Editore: Guanda

Raccontino che si legge in un’ora, che scivola davvero veloce, con una storia a dire il vero non troppo originale ma con una malinconia e un dolore di fondo davvero avviluppanti.
I personaggi che ruotano non sono molti, quattro, anche se sarebbe più giusto dire tre. Le donne sono però appena abbozzate, ed è ben strano, essendo l’autore donna.
La prosa è scarna, forse troppo, la Nina non ha particolari doti, non ha uno stile colorato, emozionante, lirico. Ma cos’è il Male Nero?
Una specie di patologia, di malattia, un “difetto”, una sorta di tara… è un qualcosa che danneggia, che toglie valore a ciò che sarebbe una meraviglia…e c’è una coppia di gemme, in questo racconto, una stupenda coppia di gemme, solo che una delle due è appunto affetta dal Male Nero e quindi è inutilizzabile, non ha valore alcuno. Dal Male Nero non si guarisce, non si può.
Il problema è che questo Male non se l’è beccato la gemma soltanto, no, se l’è preso anche un uomo, e quest’uomo è la voce narrante del racconto. Lui è un uomo sconfitto dalla vita, è un uomo che ha rinunciato a lottare, si è arreso, ha deciso di vivere nei ricordi, pensando, forse, che non esiste felicità più assoluta di quella che abita il passato. Mi ha intristito, mi ha incupito.
E mi ha fatto arrabbiare, molto.
Perché poi, se uno ci pensa, la felicità…Cos’è, questa felicità? Come facciamo a dire che in quel preciso momento eravamo così tanto felici da non poterlo essere mai più? Siamo sicuri, insomma, è poi così vero che, in quel determinato momento della nostra vita, fosse tutto così perfetto, così giusto? Lo diciamo adesso, adesso che quella situazione non c’è più, che eravamo felici. Il “ricordo” di quella situazione fa sì che escludiamo dalla vista tutti quei piccoli particolari che ci infastidivano, il ricordo “falsa” la verità. Suvvia, non siamo mai felici nel presente. Quando pensiamo alla felicità la collochiamo sempre in un altro tempo dal nostro. Questa cosa devo anche averla letta da qualche parte, ma non riesco più a ricordarmi dove…
E’ questo che mi ha dato fastidio, in questo racconto. Il fatto che quell’uomo non si renda conto che finchè si è vivi si devono “vivere” le emozioni, “vivere” gli incontri, insomma: si deve VIVERE. Un racconto da leggere per riflettere. Rossella Testa
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