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Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Rankin Ian
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Descrizione
Recensioni
Autore: Rankin Ian
Editore: TEA

Cinquecentoventi pagine si leggono in tre o quattro giorni soltanto se sono ben scritte, o se la storia è intrigante, o i personaggi azzeccati.
Morte Grezza è ben scritto.
La trama è molto intrigante.
I personaggi sono decisamente azzeccati. Quando dico che è ben scritto voglio dire che Rankin è un ottimo narratore: prosa diretta, senza tante smancerie (anzi, proprio nessuna smanceria) tanto che, all’inizio mi sono anche leggermente infastidita. E sì, perché Rankin se ne frega altamente di prendere per mano il lettore, lui racconta e basta; per esempio: i dialoghi, e che cavolo! Moltissimi botta e risposta, tanto da costringermi, più di una volta, a tornare indietro per capire chi diceva cosa e a chi.
Superate le prime cinquanta sessanta pagine, però, ho capito che non erano difetti, no, semplicemente lui scrive così, e quando ci si abitua, beh… diventa scorrevolissimo!
Sempre sul suo modo di scrivere ho apprezzato molto la sottile ironia che accompagna tutto il libro e che rende “leggère” (e terribilmente “divertenti”) anche le pagine più complesse o dure. Per quanto riguarda la trama, c’è un bel cambiamento rispetto al primo della serie: Cerchi e Croci. C’è un enorme cambiamento perché qui la storia è davvero complessa.
Pare si tratti della classica indagine su un serial killer che ne copia un altro (a proposito, nel romanzo si parla di Bible John un serial killer veramente esistito e che non è mai stato arrestato, Rankin ne parla nella bellissima postfazione) e invece vengono sviluppate in parallelo tre storie, in un continuo andare e tornare tra città, viaggi in elicottero, aereo, incursioni in mare dove si estrae il petrolio e poi pub, stazioni di polizia, insomma. Rankin ti tiene incollato alle sue pagine senza lasciarti tregua e regalandoti, per tutta la durata del libro, una vera e propria colonna sonora. Non so quanti brani vengano citati… ma è una cosa che mi è piaciuta un sacco. Inoltre ci sono molti personaggi (all’inizio è anche un po’ complicato ricordarne i nomi) e situazioni adrenaliniche che… ecco, in un paio di occasioni leggevo con le palpitazioni accelerate! E poi, appunto, i personaggi. Rebus è un tipo continuamente in cerca di rogne, in cerca della verità, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze delle sue azioni, un uomo strapazzato dalla vita, solo, ubriacone, che si fuma non so quante sigarette al giorno, sempre un po’ vittima di indagini disciplinari…
Rebus assomiglia molto al Bosch uscito dalla penna di Micheal Connelly, a volte gli assomiglia tanto da diventare imbarazzante… Rankin e Connelly che partoriscono questi gemelli a chilometri di distanza, chissà se influenzandosi a vincenda o no, quel che è certo è che le date di pubblicazione sono vicine: non credo neppure che si siano letti (chissà! Sarebbe interessante saperlo). Ci sono davvero tante caratteristiche che li accomunano, anche certe “scene” – bellissimo l’interrogatorio subito da Rebus per conto di Ancram che mi ha fatto tornare in mente quello MEMORABILE che Bosch subì… ne L’ombra del Coyote. Nonostante questa “somiglianza” con il Bosch di Connelly, il libro è davvero godibile, Rebus un personaggio che approfondirò ancora, non dimenticandomi MAI che purtroppo la casa editrice ha saltato numerosi libri della saga, rovinando la lettura dei fans italiani in modo irreparabile. Rossella Testa
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