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Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Montanari Raul
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Descrizione
Recensioni
Autore: Montanari Raul
Editore: Feltrinelli

Storia che si apre, immediatamente, in quel modo delizioso che ormai conosco, con quell’intrecciarsi tra prosa e trama che non ti lascia scampo, che ti spinge a volare le pagine, mi sono un po’ sorpresa di non vedere quella specie di sommario a inizio capitolo, che per me è quasi un’ulteriore firma di Montanari nei suoi libri, e anche quel giochetto di cambiare prospettiva, passando dalla terza alla prima… non c’è.
Non è vero. C’è, un pochino, verso la fine del capitolo tredici… Una storia ambientata vicino a un lago
“Qui c’era il lago incassato tra le montagne, piatto e ventoso a intervalli regolari, tanto più muto del paese segnato da infinite tracce umane, ma tanto più sublime proprio perché sulla superficie non c’era scritto nulla, se non i pensieri di chi lo guardava in quel momento.”
Una storia di uomini (forse) andati alla deriva, di uomini che non hanno paura di nulla, di donne giovani che si sentono vecchie e di donne vecchie che si sentono giovani – e che non esitano a ballare come delle teenager nel ballo del paese.
Ecco. La perfezione è perfetta nella caratterizzazione dei personaggi, mi ha completamente rapita in questo senso.
Sì, perché, per esempio:
c’è l’Olandese, un uomo terribilmente affascinante, un uomo che, accidenti, ogni donna ne avrebbe paura ma nel contempo vorrebbe incrociare, almeno una volta, una volta soltanto, nella vita, anche per una sola notte. “Non avrebbe ancora saputo dire se le piaceva o le faceva paura, ma era diverso, si comportava in modo diverso, era fatto in modo diverso, e non era solo lo stupore che non se la fosse presa subito, lì, come lei gli si era data. Certo, questo era importante e bastava a renderlo davvero diverso da tutti loro, ma la ragione era un’altra. C’era qualcosa di oscuro – non minaccioso, ma impenetrabile e oscuro – che lei sentiva vibrare ma finora non riusciva a distinguere, a discernere.” “Lui era diverso: diverso da tutti loro e da lei. Era remoto come la sua voce poco fa; era lontano, insondabile, e arricchiva il mondo ai suoi occhi.” Ecco, a proposito, il capitolo dieci e undici mi sono piaciuti al punto che li ho letti due volte, mi sono piaciuti perché, dentro, ci sono queste parti che ho trascritto (appena qui sopra) e quindi mi piacevano per quello che raccontavano, ma mi sono piaciute anche – molto – per come sono scritte, qui l’autore è stato davvero bravo nel pennellare con quei periodi più lunghi, molte virgole, trattini, forse anche più difficili da scrivere rispetto alle frasi corte (non so!) ma così emozionanti, con tutte quelle accelerazioni e quei pensieri messi tra parentesi, insomma: colorano le pagine in un modo delizioso. Veramente MOLTO ben scritti. E poi proprio adeguate a quello che sta succedendo nella storia. Interessante e ben delineato anche il personaggio di Adriana, con quelle sue insicurezze, che non si rende conto di quel che vale, ma solo perché gli “specchi” in cui si è riflessa fino a quel momento non erano in grado di rimandarle una giusta immagine... Bel personaggio, davvero. Gli altri due ragazzi, beh… Alessandra sembra incarnare la donna che si vorrebbe conoscere ma che non si ha il coraggio, o il tempo, per approfondire, una ragazza che vive senza sapere di essere nei pensieri di qualcuno.
E lui, il trentaduenne, accidenti!
Da brivido, con quella sua voglia – che è di tutti quanti – di poter, almeno una volta, “invertire il corso del tempo, correggerlo, scoprire che il mondo in cui si era svegliato non era in realtà che un altro sogno…”.

Non ho trovato forzature, tutto è sviscerato in un modo che, a me, è piaciuto molto. Tutto quello che non viene detto, non c’era bisogno di dirlo. E ci sono anche delle descrizioni sulla natura molto belle. Il finale mi è piaciuto molto.
Intendo sia il capitolo quattordici che il quindici.
Un noir che regala malinconia, dolcezza e sensualità. Rossella Testa
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