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Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Willeford Charles
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Descrizione
Recensioni
Autore: Willeford Charles
Editore: MARCOS Y MARCOS

Quentin Tarantino ha dedicato a Charles Willeford e a questo travolgente romanzo il proprio celebre Pulp Fiction.

Charles Willeford conosce(va) la ricetta per confezionare un libro che si divora: prosa lineare, ma anche frizzante, pulita e insieme pungente di ironia: questo libro lo si legge in due giorni.
Grandissimi personaggi maschili, i due protagonisti: ho adorato Junior e i suoi scatti di ira – un “cattivo” assolutamente delizioso e fuori di testa che mi ha regalato pagine di una violenza semplicemente spettacolose - e ho apprezzato (un sacco) Hoke Moseley, che è una specie di poliziotto un po’ sfigato, che si prende un casino di botte, che vive in un appartamento che è uno schifo totale… ok, lo ammetto. Mi ha fatto una tenerezza incredibile, ma non solo. Mi ha fatto anche ridere, in certe parti (memorabile la scena della dentiera che vola dalla finestra e lui costretto ad andarla a cercare in mezzo ai cespugli.)
Sui personaggi femminili proprio non si può dire nulla per non rischiare di svelare troppo sulla trama, ma sono ben delineati e riusciti.
La trama è un po’ pazzerella, si concede un sacco di coincidenze, specialmente nella prima parte, al punto che sono tornata indietro a leggere per convincermi che l’autore avesse davvero osato così tanto.
Dopo il disorientamento iniziale, però, sono rimasta affascinata da questa atmosfera leggermente irreale, sopra le righe, e mi ci son trovata perfettamente a mio agio. Perché l’autore, beh, è talmente bravo a muoversi in questo suo mondo di carta da fartelo sembrare assolutamente vero: tutto è tranquillo e poi di colpo ZAC a qualcuno vengono mozzate due o tre dita, qualcun altro viene ammazzato, qualcun altro pestato a sangue. Insomma: si comprende come Tarantino gli abbia dedicato Pulp Fiction.
Molto carina la parte in cui il professore spiega che cosa sono gli HAIKU, particolari i dialoghi che hanno un sapore un po’ anni ottanta, da perfezionista la scelta di dedicare un capitolo per uno ai due protagonisti fino a mischiare sul finale, quando i due si incontrano. “Usi molto quella parola”
“Che parola?”
“Giusto. Adesso che hai vent’anni…”
“compiuti da un mese…”
“… dovresti scordarti di parole come giusto e ingiusto. Giusto non significa niente.”
Rossella Testa
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