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giovedì
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L'ultimo vero bacio  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Crumley James
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Descrizione
Recensioni
Autore: Crumley James
Editore: Einaudi

Difetto certo, di questo romanzo, è causa degli editori.
Ho contato più di venti errori di battitura, e, che mi venga un colpo, cadevano pure su parti piuttosto incisive. Ma insomma!
Detto ciò: l’ultimo vero bacio è un bel noir.
Teniamo conto che è stato scritto nel 1978, quindi più di 25 anni fa.
In quell’anno, probabilmente, non giravano troppi libri scritti in questo modo. La trama è esile, anche se è chiaro l’intento dell’autore di voler creare poche cadute di tensione e colpi di scena che si susseguono con un ritmo piuttosto incalzante. Ma è grazie ad una prosa scintillante e decisamente divertente e accattivante che ci si sente spinti a volare le pagine. Se vogliamo, si potrebbero criticare un paio di “coincidenze forzate”, anche se a me non hanno dato particolarmente fastidio perché quel che colpisce, in questo romanzo, sono altre cose.
Il romanzo, pur essendo scritto in prima persona, denota molta cura nella caratterizzazione degli altri personaggi. Particolarità che si nota soprattutto nei primi capitoli, quando, con pochi tratti ci vengono presentati alcuni dei personaggi centrali. Tra loro, uno mi è rimasto davvero nel cuore: Fireball Roberts: il cane ubriacone. Anche le comparse sono assolutamente splendide: per citarne una… il vecchietto artritico che incontriamo verso la fine del romanzo. Crumley gli dedica poco più di tre righe, ma a me è parso di averlo davanti agli occhi.
C’è una sorta di insoddisfazione esistenziale, un prurito incontrollabile che pervade ogni situazione ed ogni personaggio, in questo romanzo. Questo credo sia il nodo centrale che fa sì che tutto accada.
C’è una donna da ritrovare. Una madre preoccupata. Un uomo schiacciato dalle sue debolezze. Per quanto riguarda l’ambientazione, è una vera e propria road-story: il protagonista percorre non so quanti chilometri sul suo pickup, si sbronza un miliardo di volte, parla e si comporta in modo un pochetto volgare (mooolto, a dir la verità…) picchia, spara. Insomma. Fa tutto (o quasi) quello che fa un ometto normale… Il tipetto è un investigatore privato reduce dal Vietnam, un uomo rozzo, dai sistemi molto poco ortodossi che mi ha ricordato, in un modo che definirei al limite del plagio, quel Jim Bob Luke presente in “Freddo a Luglio” di Lansdale. Inutile dire che Lansdale ha sicuramente letto Crumley e si è di certo a lui ispirato, anni dopo. Rimangono con me due frasi:
La gioventù resiste a tutto, ai re e alle poesie e all’amore. A tutto, ma non al tempo. Le storie sono come istantanee, immagini che immobilizzano il tempo, dai margini nitidi e ben definiti. Ma questa è vita vera, e la vita comincia e finisce in una sporca pozza di sangue, dal ventre materno alla tomba, un unico grande casino, un barattolo di vermi lasciati al sole. Ricordo che Crumley in un intervista ha detto:
“Sono il figlio illegittimo di R. Chandler. Se lui non fosse mai esistito, i miei libri sarebbero completamente diversi. Lui batteva le strade buie di L.A., io l’intrico di autostrade e superstrade che tagliano le montagne del west. Ciò che ci distingue, tuttavia, è soprattutto il diverso atteggiamento nei confronti della morale. A differenza di Chandler, io ho vissuto la guerra del Vietnam e i profondi cambiamenti che essa ha operato nella coscienza sociale degli Stati Uniti. E’ per questo che i miei investigatori non se la passano tanto bene, con la morale corrente, come invece succedeva a P. Marlowe.” Rossella Testa

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