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mercoledì
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Un bambino piange ancora  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Rutter Barzaghi Ursula
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Descrizione
Recensioni
Autore: Rutter Barzaghi Ursula
Editore: TEA

"Pareva che un'intera generazione, come se fosse sorda, muta e cieca avesse attraversato un'epoca di cui ricordava soltanto le proprie paure." In psicoanalisi sono teorizzati diversi tipi di Trauma, un tipo particolare di trauma è quello delle vittime della Shoah, che è diviso in: - Traumi subiti dalle vittime durante la persecuzione e lo sterminio degli ebrei nel periodo nazista; - Traumi della seconda generazione, a loro volta distinti in: Traumi di coloro che furono perseguitati, e Traumi dei figli dei persecutori. Nel libro "Un bambino piange ancora" di Ursula Rutter Barzaghi, si intraprende un viaggio alla ricerca delle memorie e delle paure dei figli della Germania nazista, quei bambini che durante e dopo la guerra erano troppo piccoli o troppo intenti a salvaguardarsi dalla realtà per chiedere della verità. "Certamente durante la guerra qualcuno si era macchiato di gravi delitti, questo però non spiegava perchè tutti quanti si comportassero come se avessero qualcosa da nascondere. Fedeli a una specie di tacito accordo, gli adulti avevano eretto un muro di silenzio intorno al passato. Un silenzio, però, che faceva acqua da tutte le parti e nel quale noi ragazzi sguazzavamo senza l'aiuto dei salvagenti." Quante cose possono trapelare dal silenzio di adulti insicuri? E’ impossibile immaginare come si riesce a scappare davanti a verità così forti, come tutti quei bambini siano riusciti a crescere cercando di non prestare troppa attenzione ai piccoli segreti che saltavano fuori, cercando di minimizzare fatti di cui non capivano la causa. II risulati di tanto silenzio sulle personalità di quei bambini, possono essere essenzialmente due: o la totale adesione al comportamento dei genitori, posizione che portava inevitabilmente a difendere a spada tratta tutto ciò che gli era stato raccontato dai grandi, o, al contrario, un profondo senso d'odio, che spesso non riusciva a trovare espressione se non nei sogni, momento in cui tutte le difese coscienti lasciano spazio ai segreti, ai pensieri inaccettabili, alle parole apparentemente senza significato. Così tutti quei sogni si trasformavano in incubi, tutte le loro paure venivano concentrate... ma, stavolta, oltre ai fantasmi ed alle streghe, tra i cattivi c'erano anche mamma e papà. "Le mie ninnananne erano spesso composte di tanti perchè, e se qualche volta non conciliavano il sonno era poichè mi inducevano a risposte inconfessabili." La paura umana è un allarme, un tentativo di evitare qualcosa o qualcuno che appare minaccioso o pericoloso,esistono paure di origine innata e altre che si sviluppano con l'esperienza, altre ancora dipendono dal livello di maturazione e di conoscenza dell'individuo. Conoscenza, è questo il dato che mancava a queste persone, è stato questo a continuare ad alimentare i loro terrori. "Avrei voluto crescere tra persone che manifestavano la loro vergogna per ciò che era successo durante il regime nazista, invece mi sono trovata tra coloro che cercavano una giustificazione per ciò che avevano fatto. Per ciò che non avevano fatto." Tra tutte le teorie per superare la paura, quella che suggerisce di affrontare la paura stessa, è, a mio parere, la più valida. In questo caso si cerca l' ammissione di colpa, si cerca di espiare le colpe dei genitori cercando di trovare in loro una parola, un gesto, qualsiasi cosa possa far immaginare un'ammissione di colpa e, alla fine, un pentimento. Così da non piangere più per le vittime, ma per i loro persecutori. Veronica Simeone

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