| Black Out |
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| Recensioni Narrativa | |
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
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Descrizione
Trama: Un torrido ferragosto a Bologna. Per un blackout tre persone si trovano chiuse in un ascensore: Claudia, studentessa omosessuale che per finanziarsi gli studi fa la cameriera in una tavola calda; Tomas, residente in quel condominio; Ferro, proprietario di una discoteca, efferato serial killer. Ferro non abita in quel condominio, ma vi ha un pied-à-terre che usa per seviziare e torturare le sue vittime. E in quella afosa giornata, Ferro stava proprio raggiungendo una sua vittima, precedentemente incatenata a una sedia. Nessuno dei tre riesce a comunicare con l'esterno, il condominio è deserto per il ferragosto e le loro grida rimbombano nel vuoto. I pochi metri che i tre devono dividersi diventano sempre più angusti, l'aria irrespirabile... Recensione A volte capita che un libro catturi la nostra curiosità per il titolo, per la copertina, per la trama; e capita che ci attragga anche se l’autore è per noi uno sconosciuto. A volte questa attrazione è così intensa da spingerci ad acquistarlo. Subito. Altre volte, invece, abbiamo bisogno di conoscere il parere di chi l’ha letto, sapere se nel marasma di libri che vengono pubblicati, il prescelto meriti o meno la nostra attenzione. Black out mi si è presentato innanzi agli occhi all’inizio dell’estate 2004, sullo scaffale “novità thriller” della mia libreria di fiducia. Colpita dalla copertina – il disegno di una lampadina con al suo interno un teschio stilizzato piuttosto che i filamenti che producono luce - l’ho sfogliato, leggendo qualche periodo qua e là. Non è stato sufficiente. Non l’ho comprato. Ho rischiato di perderlo tra tutte le altre copertine colorate e gli autori quotati. A distanza di mesi ne sento nuovamente parlare. Torno in libreria. Non c’è più. Lo devo ordinare. Lo leggo in poche ore. Duecentodue pagine di pura tensione emotiva che sfociano in un thriller puro sconvolgente; tre sconosciuti chiusi per qualche ora in un ascensore guasto: un ragazzo, una giovane donna e un serial killer. In una città deserta, il giorno di ferragosto. Che cosa può succedere in quell’ascensore? Si sviluppa il fastidio per il contrattempo, c’è una giovane donna lesbica che ha appena finito il turno di lavoro e un ragazzino che ha un appuntamento con la fidanzatina conosciuta via web. Poi arriva la paura degli spazi chiusi, poi la sete e il terrore irrazionale del buio. Si è costretti a dividere il proprio spazio vitale con persone che non si vorrebbe frequentare mai. C’è la paura, in quell’ascensore. C’è terrore. C’è un killer tra i più spietati che non riesce a fare a meno di mostrarsi per quel che è. L’introspezione nelle menti dei tre personaggi è più che buona, tale da creare una grandissima partecipazione nella lettura. Si devono fare i conti con quello che si è, con i propri demoni, le proprie fobie, le insicurezze. I grandi e piccoli traumi che ognuno di noi ha conosciuto nella propria vita. Si riscopre quello che è il vero imprinting dell’uomo: lo spirito di conservazione, sopravvivere a qualsiasi costo e a discapito di tutto e tutti. Morozzi è una grandissima scoperta, un autore che riesce a instillare sensazioni controverse, riga dopo riga, pagina dopo pagina; il linguaggio è giovane, attuale, semplice ma assolutamente non scontato. A rendere la tensione massima c’è una trama dal ritmo incalzante, la narrazione di una situazione che, nel suo svolgimento diventa surreale, grottesca, assurda, per poi tornare ad essere terribilmente reale. Naturalmente, essendo un thriller che reca in sé uno dei più sconvolgenti colpi di scena che io ricordi, non si può davvero aggiunger altro per quel che riguarda la trama. E’ d’obbligo dire che però, dopo aver letto l’ultima pagina, ci si rende conto che questo romanzo è molto più di un ottimo e (quasi) perfetto thriller. Sono infatti notevoli le implicazioni sociologiche e decisamente azzeccata l’ambientazione nell’Italia del nostro millennio. Morozzi lancia una fredda e lucida accusa a uno dei passatempi più in voga in questi ultimi anni. Si ripone il libro nello scaffale della libreria consapevoli di quanto sia vergognoso quel che abbiamo letto, sentendoci anche in colpa per i nostri sentimenti, per quella sorta di divertimento che abbiamo provato leggendo il romanzo. Proprio questa chiave di lettura rende Black Out un libro generazionale, un manifesto degli anni 2000, un piccolo trattato su cosa siamo diventati. Rossella Testa Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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