Salvo Randone, una vita a teatro
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| Recensioni Teatro | |
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
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Descrizione
Sessant'anni a teatro con Salvo Randone: da Sofocle, Shakespeare e soprattutto Pirandello ( Enrico IV e Il piacere dell'onestà , le sue interpretazioni memorabili) al Turgheniev di Pane altrui , che recitò a 78 anni, al Poveri davanti a Dio con cui uscì di scena drammaticamente a metà recita per un malore alla soglia degli 84 (morirà quattordici mesi dopo, il 6 marzo 1991). Il giornalista Gaetano Saglimbeni, ex redattore e inviato del settimanale Gente , racconta l'uomo e l'attore Randone. Le sue interpretazioni memorabili, le impennate polemiche, le fughe clamorose, sul lavoro (famosissimo il ‘vado a prendere un caffè' con cui piantò Strehler al Piccolo Teatro di Milano per farsi rivedere soltanto dopo nove anni) e in amore. Un ritratto di sorprendente verità dell'attore più bravo, più schivo, imprevedibile e non tra i più popolari del teatro italiano. “C'è tanta poesia nel mondo dei guitti”, amava dire ricordando gli inizi della sua carriera, “una semplicità che è l'essenza del vero teatro: ne ho fatto gran tesoro, io”. Lo ripeteva spesso ai critici che andavano a trovarlo in camerino, esaltando le sue interpretazioni e scrivendo che ogni sua recita era una “lezione su come dovrebbe essere il vero teatro”. Il critico Odoardo Bertani annota nella prefazione del libro: “Ad imporsi, in palcoscenico, era la “straordinaria personalità di chi volle dirsi un guitto e faceva di ogni battuta un assorto volo poetico”. Tante testimonianze, di affetto e di ammirazione. Umanissime, quelle dell'attrice Paola Borboni, che lo amò senza sposarlo (lo adorò, si dovrebbe dire) e non smise di amarlo e adorarlo quando le loro vite si divisero anche in palcoscenico, e di uno dei più popolari attori del teatro e del cinema italiani, Vittorio Gassman, che gli fu compagno in palcoscenico nel famosissimo Otello in cui si scambiavano ogni sera i ruoli di Otello e Jago. “Andai a vederlo al Piccolo , nell' Albergo dei poveri di Gorkij, da una delle ultime poltrone, camuffata perché nessuno mi riconoscesse (e lui non sapesse)”, raccontò la Borboni. ”Piansi, come poche volte mi era capitato di piangere in teatro. Che splendido attore! Il più bravo di tutti noi. Devo a lui le emozioni più belle: in teatro e nella vita”. E Gassman, nella orazione funebre che pronunciò nella chiesa degli Artisti, in piazza del Popolo a Roma: “Grande, grandissimo attore, capace di dare emozioni vere, autentiche. Più grande di quanto gli sia stato riconosciuto e di quanto lui stesso sapesse di essere. Grandissimo attore, di quella dinastia venuta dopo Ruggeri che portò nel nostro teatro una ventata e tonalità nuove, pur nel rispetto della tradizione. Era la grande umanità, la sua dote migliore, in palcoscenico come nella vita. Uomo semplice e schietto, incredibilmente timido, forse per questo portato a chiudersi in sé, in una sorta di difesa che lo faceva apparire ombroso, diffidente, scorbutico, per certuni addirittura intrattabile. Ma a frequentarlo, a conoscerlo bene, era di una amabilità non comune. C'erano in lui delle frange di infantilità (intesa nel senso più puro della parola) che mi impedivano, fra l'altro, di vederlo come un padre, anche nella memorabile e indimenticabile stagione del nostro Otello , nella quale mi fu affettuoso e insuperabile maestro”. “Quello che mi rende ancora oggi orgoglioso”, concluse il più popolare dei nostri attori di teatro, prima che un nodo alla gola gli impedisse di proseguire nel ricordo dell'amico, “è che a volte, con quella sua finta burbanza, cacciava via tutti dal camerino per restare solo con me. Perché io lo capivo, diceva. E, dopo aver parlato tutta la notte, prima in camerino e poi al ristorante, mi spingeva a lunghe passeggiate, verso l'alba. Voleva andare alla stazione, prima di andare a letto, per bere l'ultimo bicchiere, che per lui era sempre un baby whisky ”. Giancarlo Cortese Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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