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Ecologia del delitto  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Mancino Rosario
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Descrizione
Recensioni
Autore: Mancino Rosario
Editore: Edizioni Progetto Cultura 2003

Ecologia del delitto è un romanzo che mi ha stupito nel corso della lettura, non senza dubbi riguardo al fine ultimo della storia raccontata. Dal titolo pare si tratti di un giallo, ma che in realtà racchiude in sé molti aspetti di un romanzo storico e sociale.
È in partenza la storia di un modesto colonnello di provincia, che fugge da giovane dalla sua terra natia, la Sicilia, di cui non ha mai ben capito e accettato le regole, per trasferirsi nel “gelido Nord”, in cui pareva dimenticare i codici di onore ai quali aveva assistito rispettare da fanciullo.
Il colonnello Morelli è uno di quegli uomini fedeli ai suoi ideali, di giustizia e di rispetto. Purtroppo per lui ideali corrotti col passare del tempo e che hanno subito una metamorfosi soprattutto in quelle terre quasi vergini di democrazia. Vanno svanendo col tempo anche i suoi sogni d’amore frantumati dal troncamento della vita della sua amatissima moglie Aurora.
Interrotta la sua conduzione di un caso contro le forze dell’Arma Italiana a scapito di paesi del Terzo Mondo, per motivi che gli renderanno noti, torna a malincuore in un paese della sua Terra d’origine, una Terra che credeva mutata nel corso degli anni, ma nella quale trova invece le stesse aberrazioni e l’assenza di giustizia, che non sia la “giustizia” che da soli si sono costruiti uomini bramosi solo di potere e ricchezza, che hanno convinto intere popolazioni, con l’illusione di renderle finalmente padrone del proprio destino.
Con la sapienza di un bravo giornalista, ricalca i tratti della storia di una civiltà distrutta dalla avidità e dall’ignavia, che non riguarda solo la Sicilia, ma credo tutto il Sud Italia, e, perché no, l’Italia stessa. Un popolo che in passato ha lottato per rivendicare la propria indipendenza e che ora si lascia governare da politici che illudono di assicurare libertà. “Gli uomini, però, alla fine sono sempre fedeli a se stessi, irrigiditi nelle loro fisime, abbarbicati nelle loro grettezze. Preferiscono, in fondo, essere rassicurati dall’immobilismo piuttosto che venire sorpresi dalle incognite del divenire.

Le scorciatoie nella storia assumono sempre la fuggevole caducità di un’illusione. Le vere trasformazioni, al contrario, sono il frutto di una lenta maturazione delle coscienze, che non può non dilatarsi nel tempo.

Pare che qui tutto abbia la compiutezza dell’irreparabile. La compiaciuta rassegnazione dell’inanità di ogni sforzo, del tanto non cambia nulla. Il nostro agire ha smarrito la sua autentica dimensione sociale. Di trasformare il mondo, di dargli un senso che non sia quello angustamente familistico del proprio particolare.”
È su questo sfondo che si delineano i vari personaggi, ognuno con una propria storia, che si intrecciano l’una con l’altra, ma con una matrice comune: l’oscuramento della coscienza civile. Si diramano più storie di partigiani riusciti a fuggire grazie a compromessi il più delle volte svantaggiosi, di borghesi che parlano di cambiare la realtà delle cose e poi si rinchiudono nella loro grettezza, di intellettuali che non hanno più niente di cui discutere che non sia ormai corrotto. Ed è così che un assassinio di un omosessuale trova radici nella lotta per la conquista di quella terra e nell’amara vittoria della mafia.
L’epilogo si rivela impensato, per l’evolversi dell’inchiesta.
Mancino ha arricchito questo libro con un glossario di termini dialettali, che ha usufruito per meglio dipingere i dialoghi e i personaggi, che paiono ritratti in una vecchia fotografia di una Sicilia che sembra non invecchiare mai.
Non è un libro per tutti, per il lessico molto ricercato, per la ricchezza dei particolari magistralmente costruiti. Mancino riesce a rendere partecipe il lettore di ognuna di quelle storie che racconta.
Non è uno di quei libri che si leggono nel tempo libero, è un libro a cui bisogna dedicare tempo, per assorbirne tutte le verità così violentemente svelate.
È stato per me leggere l’ennesima sconfitta del buono contro il cattivo. È stato come vedere di nuovo distrutte le speranze di costruire un paese migliore, a fronte di tante avversità. È un po’ una rassegnazione, una dichiarazione di vittoria per chi ha in mano da tanto le redini della nostra società. Ci fa riflettere su quanto sia arduo vivere e confrontarsi ogni giorno con una realtà non sempre comoda, ma alla quale non riusciamo a ribellarci, data la sua continua incombenza sulle nostre vite.
È un romanzo da leggere, in tutte le sue sfumature, per prendere la realtà delle cose così come ci appare e non come vorremmo fosse.
Una ridente e sofferta frase conclude il racconto “Così è il mondo.” Adelaide Ciampa

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