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giovedì
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Blues in sedici  Caldo PDF Stampa E-mail
Recensioni Poesia
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Benni Stefano
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Descrizione
Recensioni
Autore: Benni Stefano

Ho scoperto per caso “Blues in sedici” di Stefano Benni, non molto tempo fa, in una sera dai primi freddi autunnali. Il libro ha come sottotitolo “ballata della città dolente”, e proprio a questa immaginaria città, come agli altri sette personaggi, Benni da voce per ben due volte.
È una città in cui si svolgono e si intrecciano vicende umane in un tripudio di decadimento sociale e morale, permeato da una rabbia senza nome. Ma lei, benevola e rassegnata, accoglie nel suo seno tutti questi reietti come figli propri e li custodisce. Non avere paura delle mie voci
Tra esse ce n’è una che ti chiama
Non chiamare inferno
Qui, ove nessuno è giudicato
L’inferno si nutre di sentenze
E i diavoli hanno di meglio da fare
In lei vivono e coesistono vari personaggi, introdotti dall’indovino cieco: Io che le leggi no cerco
Ma l’anima mia ascolto.
Io vedo un uomo che si prepara ad uccidere (Killer)
E un altro che cerca lavoro (Padre)
Un ragazzo innamorato (Figlio) , una ragazza fiera (Lisa)
Un teschio tatuato su un braccio (Teschio)
Un burattino di luce su un monitor (Città)
E una donna in riva a un mare (Madre)
Così chiaro da sembrare invisibile
C’è il Padre rassegnato dalla vita che rimpiange un figlio che è ormai grande e sta per andare via. La sua amarezza sta nella consapevolezza che non è più il bambino per cui faceva carte false per comprare del latte. Ti ho comprato il latte, so che ti piace
E una stecca di cioccolato, col giocattolo omaggio
Made in Tapei enon ho più in tasca
I soldi per fumare, ma è lo stesso
. La Madre che ancora è innamorata del fantasma del suo uomo e che lo sprona a lottare a andare avanti Laggiù, crocefisso in cucina
Ancora sei come ti amavo
Non vinto, orgoglioso, mio uomo,
lo grido ma non puoi sentirmi.
[….]
Se mi riconoscerai
Avrò ancora vent’anni
Il Figlio che si sta allontanando dai suoi affetti familiari, primo tra tutti il Padre, per legarsi alla donna della sua vita

vorrei starti vicino ma non posso […]
ma io e lei insieme nel traffico
siamo inafferrabili nuvole gemelle
e poi Lisa, meravigliosa e intrigante profumiera Io graffio e scalcio, io vorrei non essere mai nata
e vorrei essere vecchia, come ciò che so del mondo.
Dormire tra le tue braccia, sentirti parlare di tuo padre,
per ore.
E vorrei lasciarti solo, con la moto in fiamme sull’asfalto striato,
bere il tuo sangue dal mignolo,
succhiarti il cazzo, fredda, come in un film
e mostrarlo alle amiche.
Cantano il dolore questi personaggi, e lo fanno scegliendo la melodia del blues.
Il blues è sempre stato una sorta di danza, sia che il tempo fosse quello di uno strascicato boogie o quello di uno stridulo blues lento. Il canto blues è colmo di vivide emozioni ed espressioni autentiche rappresentate in modo diretto e onesto ed è con questo canto che si spera di dare un senso al vuoto, al caos, alla violenza.
Marina Indulgenza
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