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Il campo del Vasaio  Caldo PDF Stampa E-mail
Recensioni Poesia
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Bazzato Marco
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Descrizione
Recensioni
Autore: Bazzato Marco

Per una strana ironia del destino mi sono messa a leggere i poemi di Marco Bazzato proprio quando abbiamo trapassato con la nave le chiuse sinistre del canale slovacco Gapcikovo...Le sue alte pareti umide, ricoperte d’asfalto nero; i gabbiani planavano a terra come in un film di Hitchcock; le acque imperversanti sotto la pressione del vento improvvisamente piombavano (altrimenti il Danubio appare bianco e silenzioso)...ricordavano un inferno moderno. In modo inaspettato quest’atmosfera Dantesca corrispondeva alle drammatiche missive globali del poeta Italiano!
Ma il lento sollevamento della nave, mentre i livelli delle acque si equiparavano in un nuovo canale, armonizzando le differenze degli invasi, ricordava anche lo sforzo necessario per creare un codice mentale per leggere questo libro. Per accettarlo devi predisposti i sensi per il suo grandioso suono neogotico. Perché’ questo è un libro con chiave semantica, nascosta in qualche luogo tra il profetico-biblico e la supersensibilita’ dolorosa dell’uomo moderno.
Oggi ancora viviamo in un’epoca apocalittica. Forse questo spiega il bisogno rinato nel lettore contemporaneo di un parlato poetico, simile al volto della parabola. Il poeta Veneziano possiede uno stile decorativo ricco di sfumature, costruito da lunghe righe circostanziate nei versi, pregno d’intonazioni “polifoniche”...In mezzo a questo ritmo fluido (ricordante la pulsazione di un’onda lenta), sostenuto dall’autore – vogatore atletico nelle mitiche acque verbali, ancor più si profila vivamente “il gioco delle ombre”, come se scaturenti da fantomatici riflessi del passato sopra specchi veneziani offuscati dal tempo. E “il carnevale” immaginario delle anime e corpi umani turbina fastoso nelle sintesi estetiche dell’immaginazione poetica di Bazzato. Non per caso sottolineo questa intercettazione da maestro ai “mondi specchiati” nella sua poesia, che troviamo particolarmente eloquente nel poema “Venezia per sempre”, portante impronta di parentela con i modelli della letteratura latina, con il suo erotismo macabro. L’esempio classico sono Enea e Didone, ma di più’ espressiva potrebbe essere – meravigliosa compattezza sensitiva incontro d’amore della Cinzia morta con il suo amante vivo nei poemi di Properzio...Nella mente del suo lontano discendente poetico di un metalivello artistico è “fissato” un appuntamento inimmaginabile della letteratura antica sovrappopolata di fantasmi e modernità Baudeleriana. Per quanto strano possa sembrare, esistono dei punti di consanguineità con la letteratura Bulgara (anche se non con quella più classica). Il discorsi va verso la vicinanza con il post – modernismo nei testi come quelli di Chavdar Mutafov, che ha provato per la prima volta qui, l’effetto strabiliante in un intreccio di registri di stile, distano secoli dal “rococò” letterario (“Favola nel rococò”) vicino alla visione dell’avanguardia espressionista...
In un livello più’profondo come autore d’esoteriche missive esegetiche, Marco Bazzato più difficilmente si inscrive nel pensiero poetico Bulgaro che è privato da tradizione metafisiche. Non ci sono rimasta quando lui mi ha confidato che i suoi autori preferiti sono Ungaretti, Foscolo, Montale, Leopardi, Giorgio De Chirico, Sergio Corradini, Roberto Roversi...Probabilmente per lui il più emozionante dei nostri poeti Bulgari sarebbe stato Peyo Yavorov. Ma chi il suo analogo contemporaneo? Particolarmente dopo la morte di Stefan Gecev, incomparabile commentatore di soggetti evangelici nella letteratura delle nostre radici...
In effetti quanto è diverso questo Bazzato nel suo libro nuovo! Dopo la sua prima raccolta “Libero Arbitrio” pubblicata bilingue: in Bulgaro e Italiano nel 2003 con questo ha vinto l’auditorio con emozionanti e leggibili poesie, ora lui ci pone innanzi alla prova di una considerevole più complessa ed oscura creatura verbale. Questa sua autoriconoscenza è ottenuta grazie al suo pensiero d’autore moderno, ha rifiutato il ruolo della figura unita dell’autore, allettato dal non ripetersi, per essere nuovo e sorprendente in ogni sua prossima trasformazione.
Già dal titolo che assegna il codice biblico essenziale per la lettura: “Il campo del vasaio” questo è il campo comperato dai farisei con i maledetti trenta denari d’argento, gettati da Giuda prima d’andare ad impiccarsi è denominato: in esso devono essere sepolti gli stranieri. Tono e colorito tenebroso tingono tutta la raccolta. E davvero il destriero nelle poesie di Bazzato è nero, il seme satanico anche e nero...”Seme nero” e “Ultimo impero” sono i due più tragici poemi nel libro. Componendolo, il poeta forse non per caso ha messo nel finale la sua più apocalittica visione del mondo. “Ultimo impero” e’ una monumentale grottesca satira per l’arrivante “Nuovo Ordine Mondiale.” La cospirazione contro le masse, dei super interessi economici per l’esaurimento delle risorse strategiche, sotto la forma di guerre religiose, questa è la verità’ crudele smascherata dall’autore, a riguardo le prime cagioni per il futuro umano, portato all’autodistruzione. Si legge tra le righe, narrate con inventiva artistica la storia dell’“indomita voracità”, che ha dato il potere al nuovo Cesare mentitore, un “conquistatore” senza onore “stolto sapiente”. Questa è un’antiutopia contemporanea costruita dal maestro dell’ego come monologo del folle dittatore mondiale. Nell’ultimo poema Bazzato ci porta ai margini dell’esistenza umana e ci atterrito nell’attimo quando chiudiamo le pagine “ardenti”della sua raccolta. Semplicemente rabbrividiamo di questa rivelazione perspicace della degradazione mostruosa dell’umana coscienza, sempre più sotto il potere non del Sacro Vangelo, ma della Bibbia nera di Satana. E irrevocabile l’andare alla perdizione. Questo finale del libro senza gioia ci lascia in una profonda angoscia spirituale. Dopo le poesie di Bazzato, noi, è come se non più possiamo restare indifferenti sulle sorti della civiltà, anche se esse possono essere “predestinate”. Così l’autore ha conseguito la sua meta, per svegliare le coscienze autotranquilizzate!
E mi sembra che lui sempre meno è “poeta puro” come aveva affermato un suo poeta Bulgaro. Il nervo sociale, la sensibilità morale di Bazzato in questo libro sono arroventati al bianco. Questo ormai lo fa davvero vicino alla radice profonda nell’essenza della poesia Bulgara, alla sua comunicativa apertura umana verso coloro che sono umiliati ed offesi...Più’ specifica nella sua romantica latinità (capace vivere anche nell’inferno: dobbiamo ricordarci Francesca da Rimini e Paolo Malatesta...), è il poema “Nero Destriero”. Per questo in esso scaturisce più dalla luce della speranza. Il motivo di questo miracolo d’amore come atto d’unità salvatrice ad universi umani che “fuggono”, e conducenti. I tempi ed i mondi si tranquillizzano/riuniscono solo nell’ “androgena” interezza dei soggetti d’amore. La visione dialettale del poeta mostra il simbolismo della caverna, una antro verso il passato con la sua onerosa ma battagliera crudeltà’ maschile, nel grembo di una donna concepente promettente continuazione del mondo, superando la preistoria fatta di battaglie e distruzioni...E questo splendore di trasformazione di vivi e morti, conviventi in una dimensione immaginaria dell’amore è conseguito con una plasticità d’arte invidiabile! Si’, scegliendo il difficile a prima vista modello arcaico, il genere del poema lirico, Marco Bazzato più convincente dimostra la sua qualità poetica.
D’altronde, per questo lui è nato poeta, testimonia il suo “Un mese di Gioie e dolori”, testo scritto nel 1993 cioè’ dieci anni prima d’altri poemi, raccolti ora in un corpo concettuale...In questo poema “ospedaliero” lui istantaneamente si riconosce per la sua meravigliosa lirica “memoria nei dettagli”. Una capacità, affilata dal momento – viaggio di confine sul “filo” esistenziale tra la vita e la morte. Si’ questo è il Poeta, un senso denudato spirito tremante, folle cronista d’abissi, maniacale contemplatore della morte e rinascita dell’uomo! Li’ dove la coscienza normale avrebbe preferito per autospegnersi quando dorme, oppure ombreggiare turbamento a quel che gli psicologi chiamano “percezione di fondo”, il poeta molto ampio apre gli occhi...Lui è desideroso d’apprendere stoico per sempre svegliato, per la non sopportanza d’ogni dolore psicofisico. L’ispirazione si nutre con quello che potrebbe uccidere ogni altro...
Spero che il nostro nuovo incontro con il poeta Marco Bazzato nel “Il campo del vasaio” sia un avventura spirituale ed estetica, ferente e arricchente come ogni vera creativa scoperta!
Buon viaggio e successiva navigazione nelle acque profonde d’amore e morte con i Suoi nuovi poemi Marco Bazzato
Katia Zografova¹

¹ Storico letterario, critica d’arte, direttrice del museo della letteratura Nicola Vaptzarov di Sofia

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