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Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Tomasi di Lampedusa Giuseppe
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Descrizione
Recensioni
Autore: Tomasi di Lampedusa Giuseppe

Ambientato in Sicilia all’ epoca dello sbarco dei garibaldini a Marsala, il libro coglie nel momento del trapasso un’ intera famiglia aristocratica siciliana, i Salina. Fulcro della famiglia, e quindi anche del romanzo, è il principe Fabrizio, autentico pater familias, un personaggio autoritario e maestoso sia fisicamente sia caratterialmente che mette in ombra gli altri. La prima parte è dominata dalla notizia dello sbarco, che mette in apprensione la nobiltà siciliana per il timore di un futuro addirittura repubblicano. Don Fabrizio non sembra credere a queste voci, in quanto una frase emblematica racchiude il suo pensiero: " Se vogliamo che tutto rimanga com’ è, bisogna che tutto cambi ". Anche la notizia che suo nipote Tancredi si sia unito ai piemontesi non lo turba più di tanto, anzi se ne compiace, poiché vede in lui un’ impulsività e un ardore che gli fanno rimpiangere di non averlo avuto come figlio, al posto dell’ inetto Paolo che passa tutto il giorno ad osservare i cavalli, e pertanto arriva anche a dargli un’ ingente somma di denaro, finanziando cosi la Rivoluzione antinobiliare. Il viaggio dei Salina a Donnafugata, un loro feudo da diverse generazioni, segna per il principe Fabrizio la vera e propria presa di coscienza dei tempi che cambiano: il sindaco del borgo, tale don Calogero Sedara, è arrivato a competere con lui per ricchezza, pur essendo uomo di bassissima estrazione sociale. Don Calogero rappresenta il crollo dello strapotere nobiliare e l’ affacciarsi della ricca borghesia, umile ma sfacciata. Il vero gioiello di famiglia di casa Sedara è però sua figlia Angelica, bellissima e sensualissima, che finisce col far invaghire proprio Tancredi. I due hanno in comune caratteri fieri e indomiti e questa relazione è un altro indizio per il Gattopardo dei tempi che cambiano. Mai infatti, in passato, un Salina avrebbe sposato una ragazza di ascendenza così plebea. A Donnafugata avviene forse l’ incontro più significativo del libro: quello fra don Fabrizio e l’ ambasciatore piemontese. Quest’ ultimo, arrivato in Sicilia con l’ intento di convincere il principe a divenire senatore del nuovo regno, dovrà rassegnarsi alle sue parole di rifiuto. Tali parole sono motivate dal pessimismo e dal disincanto che sono alla base del carattere di don Fabrizio. In una terra come la Sicilia, abituata ab ovo a subire il governo di popoli stranieri, vissuta sempre in uno stato di schiavitù, non sarebbero mai potuti avvenire cambiamenti di rilievo. Tutto sarebbe rimasto come prima, pur con l’ apparenza del cambiamento. A questa situazione di stallo contribuiva il clima torrido, quasi africano, che lasciava i siciliani in uno stato di torpore esistenziale. Alla fine del libro il principe si spegne, rivolto verso il mare della sua Sicilia, ripensando alle poche luci e alle molte ombre del suo passato. Ciò che, a mio parere, rende affascinante il libro è l’ intreccio fra analisi storica e analisi psicologica dei personaggi. Infatti Tomasi di Lampedusa fornisce al lettore precisi riferimenti dell’ epoca storica che sono lo sfondo alla vicenda umana dei Salina. Lo stile dell’ autore è rapido, pur non essendo scarno, e il suo cavallo di battaglia è costituito dalla sapiente aggettivazione. Ho trovato semplice la lettura di questo libro anche perché l’ intera opera è pervasa da una sottile ironia con cui l’ autore descrive personaggi e situazioni. Francesco

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