Fantasmi del Novecento
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| Recensioni Saggistica | |
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
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Descrizione
Quella strana presenza che inquieta, quell'evento implausibile che sembra sottratto alle leggi della causalità appartengono o no al dominio del soprannaturale? Non siamo nella dimensione parallela della fiaba, nel meraviglioso dove tutto può accadere, ma dentro la realtà rappresentata come tale, e proprio nell'esitazione della risposta - che Freud chiama «conflitto di giudizio» - si insedia lo spazio narrativo del fantastico, genere tipico della modernità nera e romantica che nel nostro Ottocento ha raccolto pochi racconti degli scapigliati, mentre ha dato le prove migliori e più copiose in altre letterature. Esiste invece un novelliere d'eccellenza che dagli anni venti del Novecento sino a fine secolo colloca idealmente il neofantastico italiano accanto a Borges e Cortàzar, ossia ai maestri riconosciuti del disorientante gioco tra codici. Per la prima volta Amigoni lo esplora attraverso le opere di Alberto Savinio, Tommaso Landolfi, Anna Maria Ortese e Antonio Tabucchi. È un fantastico spesso spurio, ibridato con l'autobiografico o il poliziesco: nel repertorio classico di case maledette o statue animate, doppi o visioni oniriche introduce elementi di più sottile ambiguità e indefinitezza, mettendo in scena il motto di Landolfi secondo cui un mondo senza fantasmi sarebbe inabitabile. E ancor meno narrabile. Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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