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L'anno della lepre  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Paasilinna Arto
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Descrizione
Recensioni
Autore: Paasilinna Arto
Editore: Iperborea

Un leprotto spaventato fugge in mezzo alla foresta. Ferito, cerca riparo
in un angolo di quella immensa distesa verde che ricopre la Finlandia.
Un uomo, instancabile, gli corre dietro.
Il leprotto, pur ferito, conosce bene la foresta e la fresca sensazione
di libertà che si respira in mezzo a quella natura incontaminata.
L'uomo, un quarantenne robusto e instancabile, fugge da qualcosa, ed è
completamente ignaro di quello che l'attende davanti a sé. Forse la ferita
più grande è la sua.
E' Kaarlo Vatanen. Giornalista, stanco del suo lavoro, della sua città,
di sua moglie, inseguendo il leprotto si chiude alle spalle un mondo che non
riconosce più. Troppo rumorosa la città per uno spirito libero come lui.
Troppo pressanti gli isterismi di una moglie mai così estranea. Troppo
grigio quel mondo per lui, abituato a sognare i boschi, i laghi, e l'immensa
taiga del paesaggio finlandese. E così il leprotto ferito finisce per
diventare il pretesto per una fuga da tutto questo. Insieme, vanno incontro
alla Finlandia, straordinario paese dove il verde e l'azzurro accecante
ubriacano i sensi. E dove il silenzio primordiale della natura è ancora
capace di scuotere l'anima.
E' l'inizio de "L'anno della lepre", il più noto romanzo di Arto
Paasilinna, esponente di spicco della letteratura finnica contemporanea,
spesso ingiustamente sottovalutata e praticamente ignorata dal grande
pubblico.
"L'anno della lepre", pubblicato in Italia nel 1994 dalla casa editrice
Iperborea, è considerato un autentico "cult-book" nei paesi nordici, capace
di accompagnare intere generazioni di lettori.
La Finlandia, con il suo sterminato patrimonio naturalistico, si diceva,
sede ideale per la fuga. Una fuga inconcepibile per paesi come il nostro,
ricchi di storia, di arte e di cultura, ma messi alle strette da spazi
angusti e da un eccessivo, storico sovrappopolamento. Un contesto, questo,
che ha più volte aperto le porte al compromesso, al sotterfugio, al gioco
politico crudele, alla lotta per la sopravvivenza. Da questo punto di vista,
la natura è stata molto più clemente con i finlandesi, concedendo sempre
loro la possibilità di riscoprire in luoghi ameni e solitari, ma mai
desolati, il luogo della pace, la via di fuga verso spazi incontaminati.
Fu così anche con l'invasione dei russi, coi finlandesi capaci di
resistere eroicamente tra i ghiacci del grande nord, protetti dalle bianche
foreste silenziose, salvando così la loro democrazia e la loro libertà. E
sarà così anche in seguito, quando il gigante sovietico farà pesare come un
macigno la sua ombra sull'unico paese occidentale ai confini. Un confine
sottile, fittizio, quello che, tagliata in due la Karelia, fu crudelmente
tracciato in mezzo ad una natura selvaggia e indivisibile. Quella stessa
natura sede non solo di uno spazio sociale e di una fondamentale risorsa
economica, ma anche e soprattutto di una dimensione morale estranea
all'inganno e al compromesso.
La fuga di Vatanen da una società urbanizzata che lui, finlandese
autentico, non può più riconoscere, si spinge fin lì, ai confini, dopo un
lungo girovagare segnato da episodi grotteschi e paradossali, dove la
pungente ironia dell'autore non risparmia politica, chiesa e mass-media da
una critica feroce.
Un ritmo serrato accompagna il folle viaggio di Vatanen e sottolinea il
gusto quasi esasperato dell'autore per il dissacrante. Il mondo del
giornalismo, descritto come piatto e disinformante, capace di spegnere le
passioni genuine del protagonista e dell'autore stesso, è il bersaglio
preferito di Paasilinna, la vera gabbia di illusioni fittizie da cui l'uomo
col leprotto cerca di affrancarsi.
E Vatanen va, accompagnato dal suo amico fedele, addentrandosi in quel
pezzo di Finlandia ignoto ai turisti, estraneo alla gabbia oppressiva dei
media, a fischiettare libero nei boschi, riscoprendo l'essenza più autentica
dello spirito libero finlandese, legato alle cose più semplici della vita.
Nel freddissimo inverno del 1940, l'esercito finlandese, al riparo tra le
chiare nevi della Lapponia, resistette prima e respinse dopo i giganti
invasori dell'impero sovietico. Qualche decennio dopo, Kaarlo Vatanen sfugge
ai fantasmi della modernità, torna a caccia di se stesso. Un uomo ferito e
spaventato sulle tracce di un leprotto instancabile.

Paolo Di Toro Mammarella


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