| Danny l'eletto |
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| Recensioni Narrativa | |
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
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Descrizione
“Gli esseri umani non vivono in perpetuo, Reuven. Viviamo meno di quanto dura un batter d’occhi, se commisuriamo la nostra vita all’eternità. Può quindi esser lecito chiedere qual è il valore della vita umana. C’è tanta sofferenza in questo mondo. Che significa dover tanto soffrire se le nostre vite non sono nient’altro che un batter d’occhio?……Reuven ho imparato molto tempo fa che un batter d’occhio è nullo di per sé stesso. Ma l’occhio che batte, quello si che è qualcosa. Lo spazio di una vita è nulla. Ma l’uomo che la vive, lui si che è qualcosa. Lui può colmare di significato questo spazio minuscolo, cosicché la sua qualità sia incommensurabile, sebbene la quantità possa essere irrilevante.Comprendi quello che dico? L’uomo deve colmare la sua vita di significato, il significato non viene attribuito automaticamente alla vita……” So benissimo che una recensione andrebbe scritta con le proprie parole, ma certe frasi vanno lette, rilette e copiate per farle conoscere , per filo e per segno. Mi sono avvicinata a questo libro con un po’ di sussiego, spinta da un collega che l’aveva scoperto prima di me, considerandolo un po’ un libro per ragazzi (niente di più falso). Due ragazzi ebrei, Danny e Reuven, si incontrano, anzi si scontrano, su un campo da baseball nella Brooklin della seconda guerra mondiale; fanno parte di un mondo, quello degli ebrei osservanti, un po’ lontano dal nostro modo di pensare, ma il libro riesce a catapultarli in queste “vite parallele” ed alla fine vorresti sentirti un po’ ebreo anche tu. Anche all’interno del loro mondo, che da fuori appare così compatto, ci sono tensioni e conflitti ed è proprio attraverso le vicende di questi due protagonisti prima bambini poi ragazzi, che si mettono a confronto due modi ( e mondi) diversi di affrontare e di concepire la religiosità, la tradizione e l’esistenza. La scrittura è semplice, lineare senza fronzoli ma riesce a rendere anche i silenzi carichi di tensione che molto spesso contraddistinguono il rapporto genitori (genetici o putativi) e figli. Per rendere l’idea finisco come ho cominciato, ossia con un’altra frase, che ci fa capire come questi linguaggi muti siano universali perché essi “………dicono più col silenzio che con le parole di una vita intera ………le parole sono crudeli, nascondono il cuore, il cuore che parla per tramite del silenzio”. Un libro che tocca certe corde non si può lasciare nello scaffale di un negozio. Mariapia Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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