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Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Abdolah Kader
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Descrizione
Recensioni
Autore: Abdolah Kader
Editore: Iperborea

Dopo "Il viaggio delle bottiglie vuote", Kader Abdolah ci regala un'altra
opera eccellente, le vicende di una famiglia iraniana attraverso la storia
della Persia degli ultimi cinquanta anni. Tutto ruota intorno ad un
taccuino, scritto con caratteri cuneiformi, di Aga Akbar, padre sordomuto e
analfabeta del protagonista, Ismail, che è anche il narratore. Da questi
segni ( e dai suoi ricordi ), Ismail ricostruisce il suo rapporto con il
padre e di riflesso con la sua terra d'origine, l' Iran dello scià Pahlevi,
della rivoluzione islamica, del terrore di Khomeini e di una lenta
rinascita. I temi dell'esilio, della lotta clandestina per la libertà, il
valore della tradizione di questa terra magica e tragica allo stesso tempo,
sono una splendida cornice al messaggio più profondo del libro: la Storia è
di tutti e per tutti, ma l'amore e la dedizione di un figlio per il padre è
in questo caso la parte più commovente dell'opera. Nonostante l'evolversi
dei contesti sociali e culturali, con la prima e seconda modernizzazione
del paese, Ismail ci spiega come lui sia stato sempre e comunque "la bocca
e le orecchie" del padre sordomuto, eccellente tessitore di tappeti,
personaggio problematico, ma vero, appassionato, innamorato del figlio e
consapevole di non essere in grado di aiutarlo nè economicamente, nè
culturalmente. E' per questo che scriverà il suo taccuino, imparando lo
stile dalla scrittura cuneiforme incisa sulla roccia di una montagna sacra
dell' Iran, su cui Ciro il Grande lasciò scritto "Sono io il re dei re".
Solo in questo modo potrà spiegare al figlio i suoi sentimenti, i suoi
sogni, le sue speranze per sè, la sua famiglia, il suo paese. Un cuore
semplice che affascina e commuove, un figlio che cresce, matura, cambia
vita e patria, lotta per il suo paese non dimenticando mai di accudire
colui che l'ha generato. Splendida lezione morale.

Gianluca Guidomei

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