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giovedì
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Come sono diventato stupido  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Page Martin
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Descrizione
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Autore: Page Martin
Editore: Garzanti

Per risolvere la sua difficoltà a partecipare alla vita, il giovane Antoine era disposto a tutto persino rinunciare alla sua intelligenza, unica vera ragione di sofferenza a questo mondo. Era convinto che soltanto sopprimendo i propri pensieri profondi, in favore di un’esistenza votata alla stupidità, potesse trovare quella tranquillità interiore fino ad ora agitata da un animo sensibile e irrequieto. Essere stupidi infatti aiuta, mostrare un profilo basso destabilizza chi hai di fronte e questo, spesso, può rappresentare un vantaggio. Questi calcoli Antoine non li aveva mai fatti fino al giorno in cui giunse il momento di dare una svolta alla sua vita “rinunciando al pensiero” e dedicandosi alla leggerezza. Doveva trovare una soluzione per sopravvivere e imparare a vivere di nuovo. Occorreva un’idea. Uno stratagemma. Una maniera di allontanare il dolore, le delusioni, le illusioni. Insomma, essere intelligenti era davvero troppo. Un peso estenuante che Antoine non poteva più sopportare.
La strada della stupidità era la soluzione ideale, una strada intrapresa però solo dopo altri tentativi più o meno efficaci. Prima provò con l’alcol: “ …preferisco una malattia che resta nei limiti di una bottiglia piuttosto che una malattia immateriale e onnipotente a cui non posso dare nome”. Poi s’iscrisse ad un Corso di Suicidio: ”… la mia vita è un disastro…ma non è la cosa più grave. Il vero problema è che ne sono cosciente”. La consapevolezza che la stupidità potesse alleviare i dolori si faceva sempre più forte nel giovane Antoine e così, per lui che aveva solo la forza di rovistare il mondo con la propria mente, iniziò il viaggio che lo avrebbe allontanato da tutto quel ragionare e voler sempre sviscerare ogni cosa. Forse. Un libro sospeso fra l’assurdo e la realtà, quella vera. Un racconto delirante, talmente delirante in cui ognuno può vedere tratti di proprie emozioni, ma solo sfocate, come guardando una trottola.
Una storia da leggere. Con leggerezza. Silvia Colombino

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