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Recensioni Poesia
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Celotto Mario
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Descrizione
Recensioni
Autore: Celotto Mario
Editore: Serarcangeli

Mario Celotto è Poeta nel senso più classico, più determinato e personale del termine. Oggi, nell’era di Internet, non è facile esserlo, poiché un vero Poeta non è solo un tale che, svegliatosi con un emozione nel cuore la butta giù sulla carta, sia essa virtuale o meno.
Poeta è colui che, nel redigere quell’espressione alta, quel grido di piacere, di dolore, di angoscia o di meraviglia, sa rendere con i suoi versi quelle stesse emozioni a chi lo legge.
Fruire della Poesia non è cosa facile, o almeno non sempre.
Oggi come oggi vi sono mille e mille modi di intendere il poetare… Si cercano stili nuovi, modi differenti ed inventivi di espressione. Tutto lecito, tutto legittimo, per carità.
Eppure.. Eppure quando ci si trova di fronte ad un Canto di Dante, Sommo rivoluzionario della Lingua, o di fronte ad un Verso di Pascoli, ma anche ad uno di Prèvert o di Montale, Autori che si differenziano radicalmente l’uno dall’altro per epoche e per stile, oltre che per i contenuti delle loro opere, non si soffre mai di incomprensione. E’ come se il Poeta, ci piaccia o meno quello che dice, parlasse il nostro stesso linguaggio emozionale. Non vi sono incertezze nel leggere questi Autori. Sono lì, amici che ci parlano come se da sempre li conoscessimo, anche se magari ci avviciniamo per la prima volta a loro.
Ecco, Mario Celotto è esattamente questo… Un Poeta raffinatissimo, pieno di emozione, ma che sa trasmettere a chiunque quanto il suo animo contiene.
Il suo verso è sempre elegante, sia che ci parli di una giornata invernale, passata a rimirar l’Arno, o che c’incanti in spire di dolcezza con la sua Lingua madre, il musicale vernacolo Partenopeo.
Se dovessimo affidare ad una definizione di “Scuola”, per così dire, la sua Poetica fatta di scanzonato e raffinatissimo sentimento, avremmo molte difficoltà, poiché il bello di Mario Celotto è che egli fonda in un certo qual modo uno Stile nuovo, una commistione di eleganti contaminazioni, potendo forse essere in questo paragonato ad una importante corrente pittorica, il Noveau Realisme..
Infatti egli, pur rimanendo il più delle volte legato ad un’espressione del verso classicheggiante, che ci richiama decisamente alla Poesia del Realismo ottocentesco, trovando i suoi più nobili archetipi in Poeti del calibro di Leopardi o Pascoli, si distacca fortemente da questi, non accettando il ruolo di semplice “Landscape’s poetry”, ma cercando nuove vie espressionistiche, più personali.
Ecco, in questo la Poesia di Mario Celotto abbandona il lirismo classico e, in alcune sue pagine troviamo musicalità nuove, talora quasi balbettanti di fronte alla grandezza dell’Amore o della Natura o del Momento.
Celotto fotografa infatti attimi come in una fotografia e li consegna poi al suo istinto poetico per deformarli, renderli morbidi come in una tela impressionista…
Ma attenzione: non si aspetti il lettore una poesia ruffiana, per così dire, di quella che cerca l’applauso, il consenso per forza!
No, Celotto invece pone l’accento anche su tematiche dure, difficili, da pugno nello stomaco… Poi è il suo istinto, la sua capacità innata di dolcezza che rende anche quelle più silenti…
Celotto non urla… Mai! Celotto ci regala sussurri, ma senza mai dimenticare, anche in una carezza, di essere figlio della Realtà, non Poeta racchiuso nella sua Torre da cui vede un solo paesaggio… Egli vive, Poeta al tempo di Internet, e soffre, sanguina, riceve stimmate piagate sull’Anima che riversa sulla carta, graffiando, sì, ma senza parere; sbattendo in faccia dolore e tormento, ma trasformandolo in qualcosa di molto più accettabile, quasi che egli si facesse schermo e scudo, affinché il lettore comprenda sì il messaggio terribile, ma non ne venga intaccato, non abbia egli stesso a soffrirne.
Per questo dico che Mario compie un percorso nuovo, rendendosi egli stesso interprete delle difficoltà del mondo, ma senza mai diventare né volgare né cattivo… Egli guarda con i suoi grandi occhi scuri che sembrano scavati nella lava vetrificata il mondo e ne accoglie il pianto per trasformarlo in consolazione e carezzevole rimedio.
Chiudo qui questa Prefazione, al fine di lasciare al Lettore il piacere di inoltrarsi sicuro nel mondo straordinario di Mario Celotto, con l’augurio che egli possa bearsi di questo prezioso volume.

Andrea Emiliani

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