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I giorni dell'abbandono  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Ferrante Elena
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Descrizione
Recensioni
Autore: Ferrante Elena
Editore: edizioni e/o
Olga, donna quarantenne serenamente sposata da quindici anni e madre di due bambini, viene improvvisamente lasciata dal marito per Carla, una ragazza molto più giovane di lei.


La Ferrante, in questo bel romanzo, ci racconta l’abisso in cui entra giorno dopo giorno la protagonista nel breve volgere di un’estate che segue il momento dell’abbandono fino ad un finale di speranza in cui sembra di avvertire che la risalita forse è cominciata.
Il romanzo si svolge interamente dentro a Olga, nel profondo del suo malessere che è mentale prima di tutto, ma finisce per diventare presto anche fisico.
Olga non accetta di essere accantonata dal marito per una ragazzina, non accetta che lui le abbia mentito (chissà per quanti anni), ma soprattutto si accorge di non sapere vivere da sola, affrontare la vita con due figli e un cane senza un uomo accanto, senza il suo uomo accanto.
In questo lungo racconto in prima persona, ci sono due momenti che colpiscono fortemente: il primo è il capitolo in cui Olga in una sera d’estate scende dal vicino del piano di sotto, cinquantatreenne e musicista, col quale non aveva mai scambiato più di un saluto, e finisce con il darglisi nella maniera più squallida e degradante possibile, quasi a volersi infliggere una sorta di punizione.
È’ l’inizio del momento più fondo dell’abisso in cui finisce Olga.
Gli fanno da contraltare le ultime bellissime righe del romanzo, quando mesi dopo, Olga torna dal musicista:
“E’ stato molto brutto?” mi domandò in imbarazzo.
“Si”
“Cosa ti è successo quella notte?”
“Ho avuto una reazione eccessiva che ha sfondato la superficie delle cose”
“E poi?”
“Sono caduta”
“E dove sei finita?”
“Da nessuna parte. Non c’era profondità, non c’era precipizio. Non c’era niente”. (pagina 211)
Il romanzo è bello, scritto in maniera molto semplice e scorrevole e sembra proprio di leggere le parole di una persona semplice, non particolarmente acculturata, la Ferrante è molto brava a calarci nel personaggio protagonista e a farci sentire i suoi sentimenti.
Pure ho fatto fatica a lasciarmi coinvolgere direttamente, a farmi emozionare dalle pagine che scorrevano, quasi che non riuscissi a staccarmi dall’essere lettore e a identificarmi completamente nella protagonista.
E paragonando la mia reazione al libro con quelle della mia fidanzata, di mia sorella e di mia mamma che, nell’ordine, l’hanno letto rimanendone entusiaste ed emozionate (fino a convincermi che valeva la pena leggerlo a mia volta) sono giunto alla conclusione che questo bel romanzo, letto da una donna, diventa un capolavoro e questo perché l’autrice fa vivere il suo personaggio in tutta la sua femminilità e in tutto il suo essere donna: ed è in questo che è bravissima.

Luca Barbareschi
Milano, 27 dicembre 2003


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