Recensioni
Narrativa
L'apicoltore | L'apicoltore |
|
|
|
| Recensioni Narrativa | |
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
|
Descrizione
Se il giovane Aurélien Rochefer avesse saputo che ciò che cercava da sempre era proprio lì, davanti ai suoi occhi, nel piccolo paese di Langlade, probabilmente avrebbe compiuto lo stesso quel lungo viaggio in Africa alla ricerca dell’oro della vita che lui chiamava miele. Quando il suo destino sembrava già aver scelto per lui il mestiere da fare, il coltivatore di lavanda come il nonno Léopold, un’ape si posò sulla mano di Aurélien ancora bambino lasciando sul palmo un velo di polvere che sembrava oro. Polline. Polline puro che riempiva il solco della linea della vita. E quando un segno è così forte non ci si può certo sottrarre. Aurélien non lo fece. Seguì quell’ispirazione e decise quello stesso giorno che sarebbe diventato apicoltore. Il bambino diventò grande cercando la bellezza, la magia, il colore caldo del sole in ogni cosa della vita fino a quando, nel 1886, avviò la sua modesta attività che contava solo una decina di arnie. A primavera poté raccogliere il primo miele prodotto dalle sue api. Ne regalò tre vasi a Pauline, la più bella commerciante di lavanda di tutta la Provenza. Due tragici eventi colpirono Aurélien nel corpo e nell’animo: per errore fu punto dalle api rischiando di morire e un incendio distrusse tutta la sua attività. Aurélien credeva di aver perso tutto, poi fece un sogno meraviglioso e siccome era convinto che perdersi fosse l’unico modo per poter, un giorno, trovare se stesso, decise si partire per l’Africa. Il profumo dell’altrove lo aveva sempre attirato. Molte avventure attendevano ancora Aurélien. Il suo pensiero fisso era sempre l’oro, il nettare delle api. Anche se Pauline gli disse prima della sua partenza: “L’oro è anche qui. L’oro che tu hai davanti agli occhi e che non vedi”, il giovane Rochefer s’imbarcò ugualmente convinto che quando si è posseduti da un sogno, occorre sbrigarsi a realizzarlo prima che la vita lo rubi. E l’oro, in fondo, a cosa serve se non a farci sognare? In questo libro Maxence Fermine ci accompagna in un altro lungo viaggio da percorrere dentro e fuori noi stessi. Questa volta la destinazione ha il colore giallo, come l’oro, come il miele, come il caldo dell’Africa. I temi della ricerca e del desiderio sono ancora presenti, come negli altri libri dello stesso autore (Neve, Il Violino Nero, Opium). “L’apicoltore” ci ricorda che, per ognuno di noi, l’oro ha un colore diverso (per Aurélien Rochefer era il giallo, per suo nonno Léopold e per Pauline era il blu della lavanda) e che nella vita non si può essere mai sicuri di niente. Ma vale comunque la pena di provarci. “Non è mai troppo tardi per niente” Silvia Colombino Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
|
| < Prec. | Pros. > |
|---|