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domenica
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Il calendario del barbiere  PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Ciutti Gabriele
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Recensioni
Autore: Ciutti Gabriele

Ho vagato in lungo e in largo per il mitico paese di Dolcefonte. Vi ho incontrato l'allegra brigata che, quando aveva qualche ritaglio di tempo da sottrarre alle quotidiane ambasce, si radunava nel bel Salone Persichella per vivere, a modo proprio e senza i lacci delle convenzioni, momenti di godibile convivio. Complice dei lunghi conversari, dei fantasiosi racconti, delle stucchevoli battute, dei ricordi del passato, dei piaceri del presente e dei sogni del futuro, un mali­zioso Calendarietto, di quelli in uso fin verso la metà della seconda metà del secolo scorso, in cui profumi e nudità muliebri si incontravano in una felice simbiosi di immagini e provocanti effluvi alla cipria. A guidarci nel magico paese di Dolcefonte dove, nell'accogliente bottega da barbiere, la mano di Peppino andava con movenze di professionale lievità come quella di un pianista, è Gabriele Ciutti il quale, in un lessico in cui si intrecciano un italiano limato e ridisteso e un vernacolo coniato per dare colore e arieggiamento alla narrazione, ci conduce passo passo per le attese e le sorprese che collocano il Calendarietto tra i personaggi della bottega. E sono questi a recuperare modi di dire, esclamazioni, confessioni e, quel che più conta, un modo di stare insieme quando ancora la tivù non aveva operato la devasta­zione del gusto del dire e dell'udire. Non sappiamo in quale genere letterario collocare questa briosa fatica di Gabriele Ciutti. Si tratta di una scrittura che fluisce subito come un fiume nel quale poi confluiscono evocazioni liriche, richiami ambientali nutriti di usi e costumi, recupero di parole cadute in disuso, espressioni gergali di particolare sonorità; e il tutto in un amalga­ma narrativo di viva godibilità per testimoniare un tempo di assennata rusticità con cui gli uomini di quel tempo, esprimendosi, sapevano comunicare tra di loro. I perso­naggi della bottega hanno ben codificati anagraficamente i loro nomi e cognomi. Ma questo è un particolare trascurabile. Ben più importante è conoscersi per via del soprannome, perché è questo che disegna meglio i dati caratteriali di chi li “indossa”. Mentre Giuseppe, il barbiere, è solo Peppino e tale rimane, e per Rusticone non vi è nulla da aggiungere per dire quel che è, abbiamo Staccapì, Pagnottella, Mezzapanza. Fa eccezione il Professore, perché la deferenza verso l'uomo di sapere, essendo cosa innata tra la gente di modesta progenie, non ammette troppa licenza. Per gli amici non è il professor LaRosa, ma semplicemente il professore: un professore che sa stare - lui aduso alle lettere e ai pensamenti alti - con uomini dalle umili manualità e lo fa con partecipazione di pari dignità. Con l'aria di un vago celiare, con una prosa morbida, soft, come certi andanti brahmsiani, Gabriele Ciutti si diverte divertendoci, ma i suoi personaggi, tratti dall'oblio del tempo, e le situazioni e i contesti in cui si muovono come un fluire di sequenze filmiche, sono più sostenuti dalla parola che dal gesto. Quel che fanno è appena accennato, ma quel che dicono scorre sotto i nostri occhi come graziosi torrentelli. Nel senso che – questo va chiarito – il fatto potrebbe passare scontato se su di esso non intervenisse il fitto conversare dei personaggi i quali, per comunicare tra di loro, usano un lessico dal triplice bina­rio: quello delle parole note, quello delle parole tolte dal­l'antico, quello delle parole coniate per aggiustarle al gioco delle invenzioni. Ed è così che su Il calendario del barbiere che anima (e agita) l'Antico Salone Persichella, si snoda un pezzo di storia inventata per dissolversi nella tenera leggerezza di un reportage che dopo le fortune del bel racconto sulle vicissitudini della Presentosa, ci conferma Gabriele Ciutti come narratore ricco di immaginazione che qua e là diffonde finanche saporosi sensi da cantastorie.
Ho detto troppo di quel che pensavo di dire. Depongo la penna chiedendo scusa e avvertendo che i libri non si raccontano, ma si leggono. E questo tra quelli.   Romolo Liberale “Il calendario del barbiere”  LCL 2003 (Con un vero “calendarietto” in omaggio all'interno - Fotografie di Gabriele Ciutti) www.ritratti-italia.it

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