Descrizione
Recensioni
Autore:
Roth PhilipEditore:
Einaudi
Proseguendo la mia lettura delle opere di Philip Roth alcune delle quali, purtroppo, o mai pubblicate in Italia, o difficilissime da trovare (soprattutto quelle pubblicate da Bompiani), dopo “Lamento di Portnoy” è stata la volta de “Lo scrittore fantasma” il libro in cui per la prima volta compare il personaggio di Nathan Zuckerman vero alter ego dell'autore stesso.
Questo breve romanzo, che si svolge in poche ore vede Nathan Zuckerman ventitreenne recarsi a casa del famoso scrittore E. I. Lonoff che considera il proprio maestro e che da anni vive isolato con la moglie in una casa in collina.
In questa casa vive anche una ragazza, ex allieva universitaria di Lonoff incaricata di mettere ordine nei manoscritti del maestro, che nelle fantasie notturne di Zuckerman (che trascorrerà la notte insonne nella casa) si trasforma nel fantasma di Anna Frank.
Ma la vicenda raccontata non ha un'importanza particolare, ancora una volta Philip Roth entusiasma per il suo modo di scrivere, per l'ironia con cui sottolinea certe tradizioni ebraiche che gli stanno strette: in questo senso il racconto del conflitto che nasce tra Nathan e suo padre a causa di un racconto del giovane scrittore è allo stesso tempo esemplare e bellissimo.
Ma dove Roth regala pagine stupende è nella prima parte, quella dell'incontro tra Zuckerman e Lonoff, tra l'apprendista scrittore e il maestro, il totem, il punto di riferimento; è un atto d'amore nei confronti della letteratura, dell'arte dello scrivere da parte di Roth, pagine bellissime da assaporare lentamente, una a una e che hanno l'unico “difetto” di far apparire un po' deludente il resto del romanzo, soprattutto l'ultima parte che appare un po' irrisolta.
Non siamo ancora al capolavoro (che raggiungerà con “Pastorale americana”) e non siamo di fronte ad un romanzo complesso e articolato come “Lamento di Portnoy” ma in queste pagine c'è già tutto Roth nel suo splendore e, soprattutto, i germogli di ciò che ci avrebbe regalato qualche anno dopo.
Luca Barbareschi
Milano, 9 settembre 2003