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Confessioni di una maschera  Caldo PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da torrile   
lunedì 19 febbraio 2007
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Mishima Yukio
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Descrizione
Recensioni
Autore: Mishima Yukio
Editore: Feltrinelli
Interessantissima sorpresa questo romanzo di un autore a me sconosciuto appartenente a una letteratura e a una cultura (quelle giapponesi) a noi ancora così lontane.


E qui vorrei aprire una piccola parentesi personale per elogiare l'iniziativa di “Repubblica” e “Corriere della Sera” che, ormai da un anno a questa parte, ci stanno regalando (in tutti i sensi considerato il prezzo) un libro alla settimana, tanto più apprezzabile come iniziativa e sforzo proprio quando vanno a scovare piccole perle come il libro in oggetto che, altrimenti finirebbero per essere conosciute solo da pochi addetti ai lavori.
“Confessioni di una maschera” è un romanzo di formazione che racconta l'educazione sentimental-sessuale di un ragazzo giapponese negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale.
Un ragazzo che scopre presto la propria omosessualità e l'assoluta indifferenza sessuale nei confronti delle donne ma che decide di reprimere in pubblico le proprie tendenze (per vergogna? Dignità? Conformismo?) “mascherandosi” sempre più dietro una finta “normalità” che lo porta a una drammatica lacerazione interiore tra ciò che “è” e ciò che si autoimpone di “essere”. E se già è tanto difficile portare la “maschera” sempre in pubblico, diventa drammatico doverla portare continuamente anche con sé stessi: a lungo andare la maschera finirà per appropriarsi anche del volto che nasconde.
Così si inventa una storia d'amore con la dolcissima sorella di un amico, si abbrutisce con una prostituta che fa esplodere tutta la sua impotenza e si rifugia in deliranti sogni di sangue, morte e corpi maschili dilaniati come unica fonte di eccitazione sessuale.
Il romanzo, tutto in prima persona, (in merito all'autore non sono riuscito a trovare informazioni specifiche a livello di vita privata ma considerato che è stato un sostenitore dell'estrema destra, un ammiratore degli antichi samurai e dei kamikaze e che è morto suicida con un clamoroso harakiri nell'ufficio del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito per protestare contro la smilitarizzazione del Giappone, mi riesce difficile rintracciare tracce autobiografiche nel protagonista del romanzo) è spesso angosciante non tanto a causa di immagini forti o pornografiche (c'è molta grazia, uno stile spesso poetico anche nel descrivere i momenti di maggior abbrutimento) quanto per la capacità di suscitare emozioni vere nel lettore che vive i sentimenti del protagonista in maniera diretta.
E la bravura dell'autore, la bellezza di questo romanzo, sta proprio nella capacità di suscitare emozioni, di creare coinvolgimento, sì che si partecipa delle sofferenze del protagonista, lo si odia e si fa il tifo per lui anche se mai nemmeno per un istante si ha la sensazione che qualcosa possa cambiare in meglio.
Posso concludere dicendo che quando è in grado di suscitare emozioni in chi legge, sia dal punto di vista dei temi che tratta (il lungo capitolo della storia d'amore tra il protagonista e la sorella dell'amico è di una dolcezza incredibile), sia dal punto di vista della costruzione del periodo e dall'utilizzo di sostantivi e aggettivi (bellissima la traduzione) la lettura di un romanzo è pura gioia e arricchimento per lo spirito e la mente.

Luca Barbareschi
Milano, 29 agosto 2003


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