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Diario 1941-1942 | Diario 1941-1942 |
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| Recensioni Narrativa | |
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
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Descrizione
Recensioni Autore: Hillesum EttyEditore: Etty Hillesum, nata nel 1914 a Middelburg da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica, morì ad Auschwitz nel 1943. Il suo diario fortunosamente scampato allo sterminio della famiglia, come quello di Anna Frank è una preziosa testimonianza della sua esperienza di vittima dell'olocausto. Il diario abbraccia tutto il 1941 e il 1942, per l'Olanda anni di guerra, ma per Etty un periodo di crescita e, paradossalmente, di liberazione individuali; erano gli anni in cui in Europa si viveva un dramma, ma lei, ebrea, scrisse un contro-dramma. Dalle prime pagine Etty ci appare in tutto il suo essere umana, con la paura di vivere, il cedimento e la mancanza di fiducia in se stessa, già dopo il primo anno si notano in lei una scurezza, una forza d'animo ed un atteggiamento positivo verso la vita straordinari. Etty esaminò a fondo tutto quello che le accadde (i suoi rapporti di amicizia e d'amore, quelli con la sua famiglia e i colleghi, gli stati d'animo, le sensazioni,le riflessioni sull'ebraismo, la passione, il dramma che il mondo stava vivendo in quel momento) e lo annotò con grande trasparenza, franchezza e intensità nel suo diario. Per non perdere ogni appiglio con quel mondo sconvolto si mise alla ricerca del senso della propria esistenza e trovò un atteggiamento verso la vita di “altruismo radicale”. Il diario inizia domenica 9 marzo 1941. Qualche tempo prima Etty aveva conosciuto – e che poi sarebbe diventato il fulcro di tutti i suoi pensieri e di tutte le sue emozioni- Julius Spier, fondatore della psicochirologia, cioè lo studio e la classificazione delle linee della mano. Per la Hillesum egli diventò un catalizzatore e la avviò a quella incessante ricerca dell'essenziale, del veramente umano in netto contrasto con l'inumanità che la circondava. Etty maturò una sensibilità religiosa che dà ai suoi scritti una grande dimensione spirituale. La parola “Dio” compare anche nelle prime pagine, ma usata quasi inconsapevolmente: a poco a poco Etty va verso un dialogo molto più intenso con il divino, la sua religiosità non è affatto convenzionale, ha un ritmo religioso tutto suo, che non è dettato da sinagoghe o chiese, dogmi o tradizione, ma si rivolge a Dio come a se stessa; infatti dice “E quella parte di me, la parte più profonda e la più ricca in cui riposo è ciò che io chiamo Dio”. Il suo Dio ci appare in piena consonanza con la sua capacità di vedere la verità, di sopportarla e di trovarvi consolazione. Posso quindi dire che il diario è prima di tutto un viaggio interiore, e questo mondo interiore non è affatto dominato dalla minaccia della guerra. L'ombra delle terribili vicende che stavano accadendo in quegli anni chiaramente si riflette sul diario, ma non si rivela il tema fondamentale. Il fulcro del diario rimane il cammino interiore di questa giovane donna che decise addirittura di sua spontanea volontà di andare a Westerbork con gli ebrei fatti prigionieri durante una retata: non voleva sottrarsi al destino del popolo ebraico, era convinta che l'unico modo di rendere giustizia alla vita fosse quello di non abbandonare le persone in pericolo e di usare la propria forza per portare la luce e la speranza nelle vite altrui. Questo documento è senza dubbio una preziosa testimonianza non solo della vicenda ebraica durante la guerra, ma anche uno splendido resoconto molto dettagliato e preciso di un vero e proprio cammino spirituale, di crescita interiore e di analisi personale che ha sempre qualcosa da comunicare a chi lo legge. A me è piaciuto veramente molto, perciò ne consiglio la lettura che non è per nulla pesante, ma fresca e vivace. Melissa Derisi Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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