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Saggistica
La galassia mente | La galassia mente |
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| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
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Descrizione
In questo saggio si riflette su una delle frontiere neuro-scientifiche del futuro:in quale angolo del cervello si è insediata la galassia sconfinata della mente? Secondo quali processi nasce il pensiero? E' un'opera di diffusione scientifica sulle potenzialità del cervello, ma l'autrice non si limita a divulgare mere nozioni di carattere teorico: alle spiegazioni,non sempre immediatamente intellegibili, di come dalla materia inorganica si siano sviluppati organismi più complessi e di come dal sistema nervoso dei celenterati si sia arrivati al cervello umano, è sistematicamente sotteso un messaggio di carattere etico, reso esplicito nel finale del libro. L'esposizione sul cervello in quanto fonte di pensiero è spesso costellata da citazioni di studiosi e di scienziati, ma anche da cenni filosofici e poetici. L'uomo cerca le plausibili origini della sua "galassia mente" indagandole nella preistoria. Le prime tracce della genesi cerebrale si trovano nei celenterati, i primi organismi animali pluricellulari dotati di un apparato nervoso: organismi elementari ma sufficienti ancora oggi a sopravvivere nel proprio ambiente. Con la comparsa, 500 milioni di anni fà, dei primi vertebrati il sistema nervoso andò incontro ad un importante riordinamento: la sua centralizzazione permise la formazione di archi riflessi progressivamente più elaborati. Il cervello dunque, in quasi tutte le specie vertebrate, conosce un graduale aumento di volume. Ma sarà solo con l'Homo Sapiens che altri fattori amplieranno ulteriormente le facoltà e le prestazioni del cervello. Per la prima volta, nel corso dell'evoluzione, all'eredità genetica si aggiunge quella culturale: sono proprio queste due forze la base del "fenomeno uomo". Ma cosa ha permesso di determinare la differenza qualitativa dell'intelligenza umana da quella dei vertebrati? Per capirlo, la Montalcini fa un passo indietro: con la nascita dell'Homo Habilis affiora anche una comunicazione basata non solo su stati emotivi ma anche cognitivi. L'uomo inizia quindi a comunicare per trasferire "conoscenza" agli altri individui della stessa specie. Come afferma lo studioso MacPhail, "il giorno in cui un nostro lontano progenitore emise i primi suoni articolati, segnò l'evento più importante nella storia evolutiva dell'uomo, che con ciò si sarebbe separata da quella di tutti gli altri vertebrati". L'uomo ha imparato a parlare "più o meno nello stesso senso che il ragno sa tessere la sua tela". In un capitolo denso di riferimenti filosofici (capitolo non a caso intitolato "Cogito Ergo Sum") l'autrice delinea il mistero più affascinante ma ancora insoluto della conoscenza umana: la comprensione delle modalità funzionali della mente. Cartesio fù il primo pensatore ad introdurre il fondamentale concetto della consapevolezza di esistere da parte degli esseri umani. Il privilegio di possedere tale facoltà verrà espresso anche da Pascal: "quand'anche l'universo schiacciasse l'uomo, l'uomo sarebbe più nobile di ciò che lo uccide, perchè sa di morire. Al concetto di consapevolezza e di coscienza verrà dedicata una sezione in cui rilevante è il contributo dello studioso Edelman, il quale ribadisce l'importanza del linguaggio all'interno della mente umana. "E' con lo sviluppo del linguaggio e dei simboli che si è aperta una capacità di generalizzazione e di riflessione, in modo da permettere il raggiungimento della coscienza di sè, di essere un'io nel mondo". Particolarmente interessante è il modo in cui viene approfondita la superiorità della mente naturale su quella artificiale. I processi mentali, costitutivi del nostro essere e della nostra vita non sono astratti e meccanici, ma personali: implicano cioè una continua attività di sentimento e di giudizio. Le menti artificiali possono prendere delle decisioni, ma non fare delle scelte, in quanto possiedono contenuti esclusivamente sintattici, ma non semantici come quelli della mente umana. Sulla "scacchiera cerebrale", col suo numero infinito di mosse e di possibili interazioni, l'uomo cerca ancora delle risposte. Questo saggio stimola l'esperto scienziato quanto il lettore comune a riflettere e a porsi domande sull'argomento, poichè, come conclude la Montalcini, "nonostante i formidabili sviluppi delle nuove tecnologie, non si conoscono a tutt'oggi nè la sede nè la natura della mente". Il desiderio dell'uomo è quello di raggiungere attraverso la scienza la conoscenza della sua stessa conoscenza: il mistero della mente. Ma l'uomo deve essere consapevole che questa "partita ingaggiata" è contro un avversario invincibile, il suo stesso Creatore. L'uomo non puo' delineare "i contorni dell'infinito": per dirla con una metafora dantesca,rappresenterebbe questo il "folle volo" di Ulisse,dell'uomo che pretese di affrontare una realtà metafisica con le sole sue forze. Adele Savarese,Napoli Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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