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Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Maurensig Paolo
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Descrizione
Recensioni
Autore: Maurensig Paolo
Editore: Mondadori

Cominciamo dicendo che di Maurensig avevo letto il bellissimo "La variante di Luneburg", che se non erro rappresentò il suo dirompente esordio sulla scena editoriale italiana. Mi era piaciuto davvero tanto -infatti, se non lo avete letto, vi consiglio di comprarlo subito. Avevo proseguito con "Canone inverso", molto bello anch'esso pur se, forse, non quanto il precedente. Poi era uscito "Venere lesa", ma un'amica, che condivideva il mio entusiasmo per questo scrittore, me lo aveva sconsigliato vivamente, parlandomene molto male, e così ho soprasseduto. A Natale, ecco qui l'ultima fatica di questo autore. Sembra intrigante: la storia è quella di un uomo senza volto, completamente bruciato in un incendio in cui ha anche perso la memoria. Un uomo senza identità, insomma, che cerca faticosamente di ricostruire sè stesso mediante lunghi interventi operatori in una inquietante clinica e attraverso sedute di analisi con un medico; il libro è proprio dato dalla trascrizione di queste sedute, registrate su bobine. A poco a poco si delineano gli stranissimi personaggi che popolano la clinica, immersa in un'atmosfera quasi senza tempo: relitti umani, ossessioni, deformità... Sono questi gli esseri dai quali il protagonista è circondato. Del resto anche lui è uno di loro. Ho detto che la storia sembra intrigante. Sembra, appunto, ma in definitiva non lo è. Il protagonista è una sorta di Darkman (l'uomo senza volto che assume varie identità, protagonista di un fumetto e di un film di Sam Raimi). Le storie di tutti i personaggi riecheggiano, senza del resto farne mistero, il mito di Faust, gli esperimenti del dottor Mengele, Frankenstein e altro, con un assemblaggio poco originale di contenuti già troppo abusati. Il modo di scrivere mi sembra un esercizio di stile. Ben fatto, per carità, ma senza un reale convincimento circa i contenuti; tra l'altro mi appare un po' freddo e inutilmente tendente al metafisico. La storia non sembra avere un finale (o, se c'è, io non l'ho capito), arrovellandosi su se stessa in un lunghissimo gioco di specchi, in un vero e proprio incubo. Ecco, sì, è proprio questo che alla fine sembra: la narrazione di un incubo a catena del protagonista, uno di quelli in cui credi ad un certo punto di esserti svegliato, e invece stai ancora sognando, in una diversa ambientazione. Forse è proprio questa la pecca più grande di questo libro; l'avrei apprezzato di più se il finale fosse stato diverso. Se ci fosse stato un finale. Peccato, perchè il Maurensig degli inizi mi era piaciuto molto, ma adesso ci penserò due volte prima di acquistare il suo prossimo libro. R.G.

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