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Poesia
Vuoto d'amore
Vuoto d'amore
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| Recensioni Poesia | |
| Scritto da Redazione | |
| lunedì 19 febbraio 2007 | |
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Descrizione
Sono nata il ventuno a primavera Ma non sapevo che nascere folle, aprire le zolle potesse scatenare tempesta. Così Proserpina lieve Vede piovere sulle erbe, sui grossi frumenti gentili e piange sempre la sera. Forse è la sua preghiera. Il vuoto d'amore di Alda Merini si rispecchia in mille altri vuoti, mille assenze che possono tormentare l'animo lasciandolo digiuno, con la demotivazione a vivere, a essere e a credere ancora nella poesia. Un vuoto che non è mancanza ma desiderio aperto, continuo, inestinguibile e per questo irraggiungibile. Io sono nato il ventidue, a dicembre, giorno del solstizio e mi piace considerare la mia nascita un simbolo, come fosse un segno che solo io sento dentro, perché io vivo col carico del ventidue sulle spalle. Sono nato il ventidue, d'inverno... come un istante, un lampo, un fuoco... e se fossi questo istante, scriverei di incontri, destini desideri e amori. No, non voglio accostare questi versi alla poesia di una poetessa che merita l'attenta lettura che si dedica ai grandi, voglio solo raccogliere quel sentimento di vuoto d'amore che si scatena da versi non conclusi ma che si incendiano quando incontrano anime pronte e ricettive. Non per modestia né per convinzione scrivo versi dopo che Alda Merini ha scritto poesia, no ma credo di sentire la prepotenza di un vuoto d'amore che mi costringe a scrivere a raccontare e a uscire di casa portandomi dietro questo piccolo libro della Merini edito da Einaudi. Le sue poesie, che parlano di vuoti, di voragini dell'anima, di forre e seracchi che si alimentano di ghiaccio, del gelo che s'eterna attraverso un'anima sofferente; queste poesie riescono a descrivere anche il mio vuoto e a colmare l'oppressione che mi deriva dall'indigestione di superficialità di questi tempi. La poesia, quella della Merini e di pochi altri, pur pesando e screpolando l'anima, riesce ancora a dare un senso alla sofferenza delle parole, di quelle parole che non negano, non maledicono né si imbevono di sangue e scariche elettriche, ma si inventano mondi nuovi. O poesia, non venirmi addosso, sei come una montagna pesante, mi schiacci come un moscerino; poesia non schiacciarmi, l'insetto è alacre e insonne, scalpita dentro la rete, poesia, ho tanta paura, non saltarmi addosso, ti prego. La purezza di questa poesia arriva direttamente al centro della poesia, della vera poesia fatta di parole che sono la carne dell'anima. Ed io non posso inventarmi un dolore dentro senza passare per questi fiori, - per questi vuoti d'amore- che s'aprono nella notte della poesia e che hanno colori solo per chi ha la giusta lanterna per illuminarli. E' troppo anche per me: specchiarmi in tutto questo tormento spaccando cristalli coi pensieri e con le schegge sincere ferirmi l'anima per scrivere poesie. Scrivo versi, cambio il colore, ma resta uguale il formato. E' insufficiente questo cordone ombelicale che mi unisce al vuoto d'amore della Merini ma che proprio per questo non mi fa soffrire con la sincerità di una ferita aperta, ma sento solo un indolenzimento sordo che mi ricorda il posto di una vecchia ferita che ha sputato sangue tempo addietro. Nicola Vassallo Recensioni utenti Non ci sono recensioni degli utenti. Accedi o registrati per scrivere una recensione. |
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