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Che tu sia per me il coltello  Caldo PDF Stampa E-mail
Recensioni Narrativa
Scritto da Redazione   
lunedì 19 febbraio 2007
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Grossman David
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Descrizione
Recensioni
Autore: Grossman David
Editore: Mondadori

E' uno dei libri più intensi degli ultimi anni. La frase che dà il titolo al libro è tratta dalle Lettere a Milena di Kafka e rappresenta l'invito che il protagonista rivolge alla destinataria delle sue lettere (una donna sconosciuta che ha intravisto ad una conferenza e che lo ha colpito) ad andare a fondo nell'analisi delle umane sensazioni, senza timore di scavare per portare alla luce quella ferita che ognuno di noi si porta dentro dalla nascita, come fosse inscritta nel proprio DNA. L'uomo e la donna, che non si conoscono, parleranno per corrispondenza a cuore aperto, mettendo a nudo se stessi come neanche con i rispettivi coniugi hanno mai fatto, sullo sfondo di una Tel Aviv, le cui tragiche vicende contemporanee fanno dimenticare di essere abitata da uomini e donne comuni, con il loro bagaglio di affanni quotidiani.
Un libro per chi non ha paura di compiere un viaggio all'interno del proprio mondo emotivo. Antonietta
Difficile raccontare questo libro, ma facile sentirlo. E' come il dolore dell'arto mancante: in questo momento in cui seni e glutei (o tette e chiappe se preferite) ci vengono sbattuti in faccia venticinque ore su ventiquattro,i sentimenti profondi si fanno prepotentemente spazio chi! C'ero anch'io!! Ero qui!! Ehi !!. L'affinità elettiva esiste, possiamo darle tutte le mazzate che vogliamo; il nocciolo duro resiste e germina come ne è testimonianza questo libro. Da un piccolo gesto come quello di stringersi le braccia per un brivido improvviso o per desiderio di difesa, nasce un effetto a cascata, un precipitato di sentimenti che portano il protagonista Yair verso Myriam a cavallo di … un francobollo. E' attraverso un'infinità di lettere che si creerà questo ponte e nella traversata i protagonisti scopriranno la grandezza e la miseria dei sentimenti, attraverso la miseria e la grandezza che si nasconde nelle parole. Ciascuno ignora chi in realtà sia l'altro, Myriam addirittura non ha mai visto Yair, ma è proprio per questo che si possono capire l'un l'altro senza i vincoli dovuti alle convenzioni sociali o alle improvvise timidezze del faccia a faccia. Come vada a finire si può intuire ma non è così importante. L'importante è ritagliarsi uno spazio, anche se grande come “una capocchia di spillo”, in cui ciascuno possa essere sé stesso, è far condividere un pezzo di vita, bella o brutta che sia, ma vera. “Che mi è insopportabile non dire tutto, ma proprio tutto, ad una persona che sembra in grado di capire?”. Buon affondamento. Mariapia

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